I rom “padroni” di Roma. Alla Stazione Termini: «Tu chiami i carabinieri? Io vengo a casa tua…»

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Cronaca quotidiana di zingari in azione. Rubano, scippano e minacciano. A Roma, grazie alle coccole di Ignazio Marino, fanno il bello e il cattivo tempo. Non si limitano a sfilare il portafoglio al distratto turista che transita alla stazione Termini (e già su questo punto ci sarebbe molto da dire) ma braccano le persone, le seguono e le intimidiscono se queste si rifiutano di soddisfare le loro richieste. E tutto ciò accade sotto gli occhi di impotenti controllori Atac e poliziotti. E che non si tratti di una leggenda metropolitana lo testimonia il racconto di una lettrice di un blog. Laura, così si firma, ha descritto con dovizia di particolari un’esperienza per nulla rassicurante che ha vissuto qualche giorno fa, appunto alla stazione Termini. «Accompagnata un’amica in partenza – scrive –  scendiamo giù per prendere la metro per tornare a casa. Imbocchiamo le scale mobili dal lato di via Marsala e scendendo il mio compagno dice di aver dimenticato la tessera a casa facendo cambio portafoglio prima di uscire. Poco male, ci avviciniamo alla macchinetta e lì veniamo letteralmente accerchiati da tre ragazzini e due adulti, ovviamente rom. Una delle ragazzine insiste: “Dammi moneta di resto, dammi moneta di resto”. Il mio compagno, alquanto urtato dice: “Dammi lo dici a casa tua, io non ti devo  dare niente. Ora lasciami in pace e vai via”. Bè, che dire, nel giro di sue secondi siamo stati accerchiati dai due adulti che con aria stizzita ci dicono: ” Perché tu trattare male bambina, tu bambina non parli così… Dai i soldi a bambina”». Ma la storia non finisce qui. Perché di fronte al rifiuto di sottostare alla richiesta e alla minaccia di rivolgersi ai carabinieri, la reazione dei rom  esplode in tutta la sua virulenza. «La tizia – scrive ancora Laura – si avvicina e tra i denti sibila: “Tu chiami carabinieri? io seguire ora te, io vedere dove stai! Io venire a casa tua!”. E nel sottofondo si sente la bambina che dice “tanto non mi potete fare niente, tanto non mi potete fare niente!”». E la storia non è finita qui, perché da quello che narra la ragazza emergono altri fatti alquanto inquietanti. Il controllore dell’Atac di fronte alle rimostranze dei due allarga le braccia in segno di impotenza e lo stesso fanno alla Polfer. «La guardia – scrive ancora Laura – si limita a fare un cenno di assenso e dire “noi non possiamo fare nulla, potete provare con la polizia al piano di sopra”. Mentre ci giriamo per tornare su, una delle tizie ci fa il classico gesto mimando un coltello che taglia la gola. A quel punto a me tremano le gambe e non riesco più a parlare, cercavo di convincere il mio compagno ad andare via e lui invece continua a salire. Alla Polfer, raccontiamo tutto e si limitano a fare spallucce dicendo che hanno le mani legate e non possono fare nulla. Ci dicono che ne hanno arrestati una decina quel pomeriggio e che più di un collega è stato denunciato perché li ha mandati via in malo modo. Dicono che molti poliziotti hanno richiesto il trasferimento perché a quanto pare, la tecnica della minaccia è diventata abbastanza comune, con risultati ottimi. Hanno perfino paura di andare lì e cacciarli fuori dalla stazione perché dicono che vengono minacciati. Io, cittadina romana, non mi sento più a casa mia. Siamo avviliti e delusi». Ecco gli effetti della “cura” Marino.