Grillo ci sta facendo ammalare di stupidità. L’ultima scemenza? Il reddito di cittadinanza

Lo “Tsunami” di Grillo deve avere sicuramente  prodotto la diffusione,  in dosi massicce, del virus della stupidità nell’aria che respirano gli italiani. Non si spiegherebbe altrimenti perché ogni scemenza partorita dal comico genovese detti  immediatamente l’agenda del dibattito politico, con tutti ad inseguire le fantasmagorie del leader pentastellato, fecendone l’esegesi attenta e attribuendo il rango di statisti ai personaggi del suo inner circle: gente che fino a un anno fa era confinata nel mondo dei carneadi senza qualità; e che ora si vede incredibilmente assediata dai cronisti parlamentari, neanche  fossero oracoli del nuovo pensiero politico italiano. E che dire di tal Paolo Becchi, riverito da tutti i media come  l’ideologo a 5 stelle, ma che ricorda da vicino l’arboriano professor Bellavista, con la differenza che Bellavista era  la caricatura degli ideologi, mentre Becchi è l’ideologo della caricatura?

Il pulviscolo di chiacchiere che s’è levato a seguito della proposta del M5S  del reddito di cittadinanza ha davvero dell’incredibile. Come idea, pare scaturita dalla sceneggiatura di un film comico, perché vi si propone il reddito minimo garantito di 600 euro ciascuno, con un onere complessivo per lo Stato di oltre 30 miliardi, da sostenere – a giudizio  di Grillo – con l’Imu per gli immobili della Chiesa cattolica, con il taglio delle pensioni d’oro, con la riduzioni delle spese militari. Ammnesso e non concesso  che il reddito di cittadinanza sia una misura giusta e utile, con la “copertura” indicata dai pentastellati  la massa degli eventuali beneficiari del reddito minimo si potrà al massimo permettere solo un cornetto e un cappuccino alla mattina e , se ci scappa, anche qualche sigaretta tratta da un proletario pacchetto in condominio. E poi, figuriamoci, il governo non riesce a trovare le risorse per ridurre in modo serio il cuneo fiscale (occorrerebbero almeno 20-30 miliardi per ottenere apprezzabili benefici sulla crescita economica)  e dovrebbe invece  scovar quattrini   per accontentare Grillo e la sua platea di fanatici-invasati? Invece, per quanto possa sembrare incredibile,  c’è un viceministro, Stefano Fassina, che si scomoda a rispondere alla provocazione del comico: «Il livello di demagogia nella discussione pubblica di proposte economiche è sempre più alto. Grillo supera tutti. Le balle di Grillo sono sempre più grosse. Il nuovo che avanza». Ben detto, ma con il leader del M5S è fatica sprecata. Non c’è infatti da sperare che in futuro dica cose più serie. Anzi, è lecito ritenere che le sparerà sempre più grosse. Tutti gli esperti di media dicono che la democrazia sul web è così: vince chi si fa inseguire. Sarà anche vero. Però, a furia di inseguire stupidaggini, rischiamo di trasformare il nostro sistema nella democrazia degli stupidi.