Fratelli d’Italia domani al Sistina di Roma. Rampelli: «Ridaremo linfa al centrodestra»

L’appuntamento è per domani al teatro Sistina  per “Ri-fare l’Italia”, la  manifestazione promossa da Fratelli d’Italia per battezzare il lavoro del Laboratorio di “Officina” lanciato dal palco di Atreju da Giorgia Meloni lo scorso settembre. Dopo un mese di cantiere, incontri con le categorie, gruppi di lavoro, assemblee in tutta Italia, verrà presentata la piattaforma culturale e programmatica per un nuovo centrodestra “a testa alta”, frutto del lavoro di Fratelli d’Italia e del comitato scientifico presieduto da Giuseppe Cossiga con il contributo di Giulio Tremonti e Marcello Pera. «Tante le personalità che hanno aderito al progetto provenendo da esperienze diverse,  da Ciocchetti a Viespoli, da Urso a Guidi, da Giulio Terzi di Santagata a Magdi Allam – spiega  – spiega Fabio Rampelli, vicepresidente di Fratelli d’Italia a Montecitorio, tra i primi a spingere per salpare in mare aperto lasciando il Pdl ai suoi riti – cattolici liberali, liberisti, conservatori, riformatori, identitari hanno il dovere di trovare una convergenza per governare in futuro l’Italia e delineare la propria idea di Europa».

Vigilia di lavoro per Fratelli d’Italia proprio nel giorno dell’ultimo atto del Pdl e della rinascita di Forza Italia…

Stiamo limando gli ultimi dettagli, interventi, video, intrattenimento, per una grande kermesse popolare che di fatto  apre la seconda fase del movimento che abbiamo fondato lo scorso dicembre e che si è subito dovuto cimentare con il test delle elezioni politiche. L’epilogo drammatico di queste ore dimostra che avevamo ragione, per rifare l’Italia, sovrana, libera, solidale, e dare nuova linfa a un centrodestra ripiegato su se stesso siamo partiti dai contenuti e non dalle etichette, dai i nomi, dai tentativi di garantirsi un posto al sole. Con due stelle polari: partecipazione per superare  la leadership di Berlusconi, la logica del capo e delle oligarchie, e un ricambio generazionale basato sul merito e sulla condivisione delle scelte. Insomma, come ripetiamo da tempo, basta con quattro, cinque persone che si chiudono in una stanza e decidono per tutti. Primarie, quindi, e opposizione a governi tecnici o di larghe intese incapaci di fare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Ricordo che uscimmo dal Pdl quando vennero cancellate le primarie già convocate e quando Berlusconi propose a Monti la leadership del rassemblement dei cosiddetti moderati.

 Il manifesto quindi è un testo per l’arruolamento?

Rappresenta un passo in avanti per uno strumento di aggregazione dell’area cattolica, identitaria, liberale e riformista, nessuna nostalgia per il passato, nessuna preclusione alle new entry se non quella sancita da chi non condivide i nostri contenuit, e, soprattutto, senza rendite di posizione. Vogliamo un partito conservatore nei valori ma rivoluzionario nell’attitudine al cambiamento. Un movimento partecipato. Saremo coerenti e da gennaio celebreremo tutti i congressi.

 I contenuti programmatici?

Abbiamo affrontato tutti i grandi temi, dall’economia alla politica estera, all’ambiente alla cultura. In cima la crociata contro la grande finanza che ha inginocchiato l’Italia e la sovranità nazionale per disegnare un’altra Europa, poi la cultura perché non è vero che con la cultura non si mangia. Se l’Italia fosse una Nazione seria vivrebbe solo del suo straordinario patrimonio culturale, monumentale, urbanistico, di tutto quello che i cinesi non potranno falsificare mai. Ma anche ecologia, oggi chi vive il pianeta pensa di poter consumare tutto, ma è solo l’altra faccia dell’egoismo sociale. E ancora la, difesa della sacralità della vita e della famiglia, che non sono temi confessionali ma di laico buonsenso.

Avete detto chiaramente no alla rinascita di An promossa da Storace, non sono mancati duelli verbali…

Non siamo disponibili al ritorno al passato. Come diceva Eraclito: nello stesso fiume non si può entrare due volte.  An nacque nel ’95 dopo Tangentopoli avendo come leader indiscusso Gianfranco Fini. Quelle condizioni oggi non ci sono più. Sono convinto pure che il Pdl, trasformandosi in Forza Italia, abbia compiuto un errore madornale. Tutti i partiti, negli ultimi vent’anni, hanno fatto a meno della democrazia non dando la possibilità ai propri elettori di scegliere linea politica e rappresentanti. Questo ha generato la morte della politica, che è sfociata nella disarticolazione del Pdl. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e sono terribili: la scelta di Alfano e il suo matrimonio con Mario Mauro e con la terza gamba montiana porterà a una riedizione della Dc della quale non si sente proprio il bisogno, il ritorno a Forza Italia segna un salto all’indietro di vent’anni, stesso linguaggio, stessa nomenclatura, stessi codici. In entrambi i casi rischiamo di tornare direttamente alla prima Repubblica. Noi al contrario, puntiamo alla Terza.