Caselli lascia Md dopo cinquant’anni. La deriva rossa è insostenibile anche per lui

«Non è ancora ufficiale ma ci sono state dichiarazioni che vanno in questo senso»: Luigi Marini, presidente nazionale di Magistratura democratica, conferma tra le righe l’abbandono di Giancarlo Caselli della corrente rossa del sindacato delle toghe dopo mesi di bocconi amari. Il procuratore capo torinese, 74 anni, lascia la “casa” di cui ha fatto parte fin dalla fondazione negli anni Sessanta a Bologna. La misura è colma e lo strappo irrecuperabile. Pomo della discordia, come riferisce l’edizione torinese di Repubblica, l’indignazione per la pubblicazione sull’agenda di Magistratura democratrica di un articolo di Erri De Luca che giustifica le azioni di sabotaggio dei No Tav in Val di Susa, ammette orgoglioso di aver preso parte ai blocchi stradali e “inciampa” in una apologia degli anni di piombo. Nello scritto dal titolo Notizie su Euridice lo scrittore, un passato come servizio d’ordine di Lotta Continua ai tempi dell’omicidio del commissario Calabresi, esibisce il suo “specchiato” curriculum di perfetto militante anni ’70 e difende il movimento contro l’Alta velocità che da mesi ha scatenato un vero e proprio linciaggio contro il magistrato arrivando a definirlo “mafioso”. «Negli anni ’70 si consumò una guerra civile a bassa intensita ma con migliaia di detenuti politici. Una parte di noi si specializzò in agguati e in clandestinita. Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro», scrive De Luca. Un po’ troppo anche per la corrente più militante e barricadera dei magistrati con il cuore a sinistra. Decisamente troppo persino per un magistrato dal pédigree antiberlusconiano come l’ex procuratore capo di Palermo del dopo Falcone e Borsellino.

I curatori dell’agenda, imbarazzati dall’intervento a difesa dei protagonisti più violenti della contestazione della linea Torino-Lione inquisiti e arrestati dalla procura guidata da Caselli, hanno deciso di far precedere lo scritto da una tiepida presa di distanza sottolineando però che «povero è» il gruppo che censura uno scritto «così bello». La pezza, però, non ha rattoppato lo strappo. Il gesto di Caselli appare clamoroso se tiene conto del suo pesante curriculum di magistrato e del ruolo di prestigio ricoperto in Magistratura democratica (fu eletto dalla corrente nel Consiglio Superiore della Magistratura), che in questi anni ha strenuamente difeso con articoli e interviste dagli attacchi di Silvio Berlusconi. Lo strappo segna la fine di un decennale sodalizio cultural-ideologico che sembrava inossidabile. La notizia delle dimissioni, non a caso, sta creando molto imbarazzo nel mondo della giustizia torinese ed è stata accolta «con sgomento» dai compagni di corrente che sperano ancora in un suo ripensamento.  Caselli non commenta ma difficilmente tornerà sui suoi passi mentre l’agenda incriminata sarà presentata il 13 novembre alla libreria Trebisonda di Torino.