Israele chiude le frontiere: «Niente più immigrati e quelli che sono qui li rimpatriamo»

«Fermare l’ingresso di nuovi migranti nelle città di Israele e rimpatriare quanti sono già entrati illegalmente»: questi i due obiettivi fissati oggi dal premier israeliano Benyamin Netanyahu in una riunione interministeriale convocata per esaminare un nuovo “piano di azione” contro l’immigrazione illegale dai Paesi africani. Il mese scorso la Corte Suprema di Gerusalemme ha trovato incostituzionale un emendamento che prevede la reclusione fino a tre anni di chi sia entrato illegalmente in Israele. I nove giudici hanno chiesto all’unanimità al governo di varare una nuova legge che sia consona con i principi a cui si ispira lo Stato ebraico. Il consigliere legale del governo, Yehuda Weinstein, ha assicurato che sarà tenuto conto delle indicazioni dei giudici. «Quella sentenza – ha commentato il ministro degli Interni Gideon Saar – ha creato una situazione nuova». Tuttavia, ha rilevato, «Israele resta l’unico Paese occidentale che confina con l’Africa. Abbiamo il dovere – ha aggiunto – di difendere (dagli immigrati, ndr) lo Stato, i nostri confini, i nostri cittadini». Netanyahu ha notato con compiacimento che negli ultimi mesi «il numero degli ingressi illegali è stato pari a zero»: un risultato legato anche alla costruzione di una lunga barriera sul confine con il Sinai egiziano. Il premier ha aggiunto che anche i migranti già stabilitisi in Israele – 60-70 mila circa, per lo più sudanesi ed eritrei – saranno rimpatriati, «mediante metodi legali e accettabili».