I renziani scelgono i poteri forti e accolgono come un messia il finanziere Serra

A Pierluigi Bersani saranno sicuramente fischiate le orecchie quando, sul palco della convention renziana della Leopolda, è salito Davide Serra, 42 anni, giovane leone della finanza globale, gestore del fondo Algebris (1,4 euro di portafoglio), con sede a Londra.  Un anno fa, al tempo dello scontro al calor bianco con Renzi, l’allora segretario del Pd usò parole di fuoco contro  il finanziere. Fu quando seppe che questi appoggiava il “rottamatore” nella corsa  per la candidatura a premier. Bersani diede indirettamente del “bandito” a  Serra  con queste parole: «Con la gente basata alle Cayman non deve parlare nessuno, è ora di finirla perché c’è gente che lavora e paga le tasse. Non ci si deve fare dare dei consigli da chi viene dai paradisi fiscali». Fioccarono le querele. Il giovane finanziere replicò affermando che la Algebris paga le tasse a Londra e che la struttura delle Cayman  serve per raccogliere i capitali ed evitare che alcuni investitori soprattutto americani, debbano pagare due volte le imposte. Mah! Al finanziere o all’imprenditore che strizzano l’occhio a sinistra tutto è consentito e nessuno si scandalizza, o, se si scandalizza (come nel caso di Bersani), è solo per stretti motivi di interesse politico.

Ad ogni buon conto, la prima notizia è che Renzi, presentando alla platea dei suoi supporters il facoltoso ospite, s’è voluto togliere un bel macigno dalla scarpa: «Davide Serra è stato accusato di essere un bandito, invece è una persona molto perbene. È stato protagonista di una polemica…». La seconda notizia è che l’intervento del finanziere è stato accolto da numerosi e scroscianti applausi da parte della platea della Leopolda. Va bene che da molto tempo la sinistra trova interlocutori attenti e disponibili presso i poteri forti  (ricordate il viaggio di Achille Occhetto nella City quando, alla fine del 1993, tanti i credevano ancora nell’invincibilità della sua “gioiosa macchina da guerra”?) , ma fa comunque impressione vedere come questa predilezione per gli “gnomi” della finanza  sia ormai diventata una passione di massa in un partito che, fino a qualche tempo fa,  si commuoveva solo quando saliva sul palco qualche operaio in tuta  che intonava L’Internazionale con il pugno chiuso alzato.  Serra ha del resto  sfoderato il repertorio classico del buon “rottamatore”:  «La classe che ha gestito gli ultimi 40 anni – ha spiegato – è stata barbara, perché ha rubato alla mia generazione e a quella dei miei figli». Nulla di nuovo sotto il sole, a cui Serra aggiunge  l’auspicio per «il taglio della spesa pubblica, delle pensioni d’oro e più competitività per il Paese». Speriamo solo che Serra, come il resto dei poteri forti, non consideri “pensione d’oro” quella di  3000 euro lordi al mese, vale a dire poco più di 1500 euro netti in tasca al “privilegiato”. Di quanto sia stravagante la scena di un partito (di destra o di sinistra, poco importa)  che accoglie un protagonista della City come un “messia” si è accorto Guglielmo Epifani, che così ha risposto a chi gli chiedeva se gli era piaciuto l’intervento di Serra:  «Piaciuto è una parola grossa, lui è un uomo di finanza, io preferisco di più ascoltare i manager, le imprese, cioè chi produce reddito e lavoro attraverso gli investimenti e l’occupazione». Il segretario del Pd s’è probabilmente ricordato di essere stato anche il segretario generale della Cgil. E quindi dell’organizzazione fondata da Giuseppe  Di Vittorio.