Grillini in versione casta: il venerdì non sono a Roma. Così rischia di saltare l’incontro con i guru…

Si prepara a combattere quelle che ha già definito le crociate delle elezioni europee, e intanto, mentre prepara la campagna di maggio, non riesce neppure a radunare le truppe dei suoi parlamentari. Un esercito, quello dei grilllini, che tra ammutinati e disertori, ribelli banditi e fuggiaschi volontari, appare sempre più assottigliato e demotivato. Così, tra una protesta in mutande (è di ieri la manifestazione in biancheria intima e cartelli strategicamente coprenti, inscenata contro il voto segreto su Berlusconi) e manifesti bellici propugnati dall’avamposto del suo blog, (da cui prova ad arringare le masse europee per esortarle a cambiare l’attuale politica della Ue e della Bce), il leader movimentista genovese non riesce a prendere un appuntamento con i suoi deputati e senatori. Così, proprio quando sembrava già calendarizzato e confermato per venerdì, l’appuntamento di Beppe Grillo con i parlamentari fissato a Roma ad inizio del weekend (a alla fine degli impegni politici della settimana) rischia di saltare. O quanto meno, ci sono molti dubbi che riesca a svolgersi. Alcuni deputati cinque stelle, in occasione di una riunione di gruppo, hanno infatti espresso diverse perplessità sulle modalità della convocazione che rischia di cadere, senza adeguato preavviso, in una data per la quale erano stati organizzati altri – non meglio precisati – appuntamenti sul territorio. Di più: sul tema il gruppo di Montecitorio sarebbe in sostanza spaccato a metà. Della serie: quando dalla fanteria d’assalto delle truppe di rappresentanza civile si viene promossi al rango di generalissimi della casta parlamentare, l’investitura implica un cambio d’abito comportamentale: spogliarsi del mantello dell’inquisitore, e avvolgersi nelle più comodi vesti di membro della casta, con tanto di cinque stellette sulla divisa. Come dire che di notte tutti i gatti sono grigi, insomma, il che vale anche per i proseliti più devoti al verbo di Grillo e Casaleggio, evidentemente non immuni al virus delle seduzioni del privilegio, compreso quello di rendere ossequio alle proprie abitudini e magari, tornare a casa per il fine settimana… In barba a tanti proclami sull’attivismo interventista del Movimento, sbandierato a colpi di slogan da un comizio elettorale all’altro, come antidoto alla tanto vituperata mancanza di stakanovismo dimostrata – a detta dei grillini parlanti – dalla classe dirigente a cui sono andati ad amalgamarsi. E di cui, dopo aver negato a oltranza le pubbliche virtù, sembrano aver mutuato i vizi privati. E non è tutto. Anche sul luogo in cui tenere l’incontro (era previsto di fissare l’appuntamento in una località alla porte di Roma) ci sarebbero delle obiezioni in corso. «La maggioranza – fanno sapere i cinque stelle – preferirebbe comunque incontrare Beppe in Parlamento», aggiungendo – a giustificazione di tante perplessità –  che quello sarebbe il luogo deputato ad un confronto su temi che riguardano, appunto, tematiche inerenti proposte di legge, come nel caso dell’emendamento, contestato dal leader, sull’abrogazione del reato di immigrazione clandestina. Ma parlando di frontiere viene solo da dire: «Tutto il mondo è Paese»…