Giovane gay suicida a Roma: «L’Italia è un paese omofobo». Aperta un’inchiesta

Si indaga sul suicidio del 21enne a Roma che in una lettera ha accusato l’Italia di “essere un paese omofobo”. Il fascicolo, per ora senza indagati o ipotesi di reato, è stato avviato dal procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e dal sostituto Antonio Clemente. Il ragazzo, prima del tragico volo dall’undicesimo piano del comprensorio dell’ ex pastificio della Pantanella, ha lasciato un biglietto in cui afferma che “l’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza”. I pm hanno affidato delega alla polizia per effettuare una serie di accertamenti: gli inquirenti ascolteranno anche parenti e amici del ragazzo per cercare di definire i contorni in cui si è consumata la tragedia. Mentre la politica s’interroga sulla necessità di portare a termine il percorso della legge contro l’omofobia, sulla quale finora non s’è raggiunta un’intesa bipartisan, il mondo gay si mobilita e scende in piazza a Roma per sollecitare il Parlamento ad approvare un testo in tempi rapidi. Lo farà mercoledì 30 ottobre, dalle 22, riunendosi nella cosiddetta Gay Street di Roma, in via di San Giovanni in Laterano. Dal Pdl arriva un appello alle altre forze politiche affinché si trovi un’intesa al più presto: «Al di là di ogni appartenenza di parte e di partito, al di là di ogni opinione personale o di gruppo, mi auguro che ciascuno rifletta sul suicidio del giovane Simone, che evidentemente ha trovato non più tollerabile per sé la fatica di vivere in un contesto che reputava ostile, estraneo, non accogliente. Spero quindi che, pur nel rispetto di ogni sensibilità politica e culturale, e senza inutili asprezze polemiche, si apra lo spazio di una riflessione profonda», dichiara Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Finanze della Camera.