Ergastolo al novantenne Stork: partecipò alla fucilazione dei soldati italiani a Cefalonia

Il Tribunale militare di Roma ha condannato all’ergastolo Alfred Stork, un ex militare tedesco novantenne accusato di aver partecipato alla fucilazione di «almeno 117 ufficiali italiani» a Cefalonia, nel settembre 1943. Stork aveva confessato in passato agli inquirenti tedeschi di aver partecipato ad uno dei plotoni di esecuzione attivi alla famosa Casetta rossa, dove venne trucidato lo stato maggiore della divisione Acqui. Nonostante quella testimonianza non possa essere utilizzata nel processo che poi si è aperto in Italia, in quanto resa senza le necessarie garanzie difensive, il procuratore De Paolis ha sostenuto nella sua requisitoria che «la colpevolezza di Stork è comunque accertata» in base a diverse testimonianze che indicano il suo plotone di appartenenza tra quelli che hanno giustiziato gli ufficiali italiani. Il procuratore militare ha anche sostenuto che «tutti i militari tedeschi presenti a Cefalonia, ed anche Stork, erano consapevoli della completa illegittimità dell’ordine ricevuto di uccidere i prigionieri. Un ordine al quale era loro obbligo non obbedire». Secondo il pm De Paolis, a Stork non devono neanche essere concesse le attenuanti generiche, «tenuto conto della estrema gravità dei reati, delle modalità con le quali essi sono stati crudelmente posti in essere, del totale disinteresse per le vittime dei reati, nel pur lungo tempo trascorso dalla commissione dei fatti e del comportamento processuale tenuto, poichè l’imputato non ha in alcun modo collaborato con gli organi giudiziari».

Stork, all’epoca dei fatti aveva 20 anni ed era caporale: la sua confessione risale a 2006, quando venne sentito come testimone dai magistrati tedeschi che indagavano sulla strage di Cefalonia. Stork non fu mai incriminato, perché la linea di quell’inchiesta – che alla fine venne comunque archiviata – era di perseguire solo gli ufficiali con compiti di comando e non i semplici soldati.