Corteo No-Tav, i centri sociali gettano già la maschera: bottiglie contro i blindati (e non solo)

Il corteo degli anarchici è partito. In testa i movimenti per la casa e i No Tav, No Muos, No Expo. Sfilano anche anarchici, centri sociali, Rifondazione e i sindacati Cobas e Usb. Subito si capisce qual è il clima: bottiglie contro blindati dei carabinieri sono state lanciate  nei pressi della sede di Casa Pound, in via Merulana.  Prima ancora sampietrini, spranghe, catene, caschi sono stati trovati lungo il percorso nascosti dietro cespugli. Su Twitter i manifestanti  hanno lanciato un messaggio: «Le forze dell’ordine minacciano di disattivare alcune cellule telefoniche nelle zone interessate dalla manifestazione». Per questo numerosi utenti invitano ad usare metodi alternativi di comunicazione, come quelli che utilizzano internet invece del segnale Gsm: «Romani, aprite il wifi». Il corteo dei centri sociali e degli estremisti si fa sentire e vedere con slogan e cori che riecheggiano da piazza San Giovanni a via Merulana. «Contro precarietà ed austerità organizziamo la nostra rabbia», recita uno dei tanti striscioni. Nel lungo serpentone del corteo continuano ad essere distribuiti anche i volantini in cui alcuni avvocati offrono consulenza gratuita a chiunque dovesse essere fermato o arrestato dalle forze dell’ordine. «We can stop», è invece la scritta che accompagna un disegno sul muro di un attivista No Tav. «C’é chi accumula montagne di denaro e chi lotta per sopravvivere», è scritto su un altro volantino. Gli organizzatori dicono che i partecipanti aumentano di minuto in minuto. Da una prima stima sono 70mila. Il  clima è teso. Una filiale del Monte dei Paschi di Siena è stata presa di mira con un lancio di uova. Al passaggio del corteo progressivamente i commercianti hanno abbassato le saracinesche, e allo scoppio dei primi petardi anche chi non lo aveva fatto finora ha chiuso il negozio. Anche tra i cittadini c’è allarme e preoccupazione. Osservano dalle finestre, dai balconi. Si affacciano dalle portinerie, e i loro volti non sono sereni. Abitare nel quartiere Esquilino «è diventato un inferno: c’è un corteo ogni sabato – dicono in tanti – anche noi paghiamo le tasse».