Voto palese su Berlusconi? No, segreto. Ci voleva Grasso per zittire i furbi e gli ignoranti

Dopo due giorni di chiacchiere inutili, c’è voluto il presidente Pietro Grasso per porre fine all’assurda polemica sul voto in Aula per la decadenza di Berlusconi.  Il Pd e persino la Lega s’erano dimostrati disponibili ad accogliere la bizzarra proposta del M5S di cambiare il regolamento parlamentare al fine di permettere il voto palese. E disattivare quelle sinistre (e al momento fantomatiche)  entità  chiamate franchi tiratori.  Alla fine, l’inquilino di Palazzo Madama ha tagliato corto: «Si applicheranno i regolamenti del Senato. Non è previsto il voto palese. Quando si vota per una persona, il voto è segreto».  E poi ha aggiunto in modo sibillino ( e un po’ ironico): «Se le forze politiche trovano l’accordo per cambiarlo, non sarà certamente il presidente del Senato a impedire una cosa del genere. Io sono pienamente rispettoso del volere della maggioranza delle forze politiche». E già, ma cambiare un regolamento parlamentare è cosa tutt’altro che semplice (per assurdo, è più facile cambiare la Costituzione). In ogni caso, non sarebbe comunque possibile prima del voto su Berlusconi.

Perché allora questo inutile polverone? Passi per  i grillini, che sanno di istituzioni come  Renzi sa di Bon Ton o come Lady Gaga sa di astrofisica. Ma perchè, ad esempio, un uomo di esperienza come il piddino Nicola Latorre si abbandona a questa, apparentemente innocua, ma in realtà spericolata, dichiarazione? «Io mi augurerei davvero che si voti con un voto palese: bisogna avere il coraggio delle proprie posizioni ancor più in un passaggio così delicato». Brucia evidentemente al Pd l’amara esperienza dei 101 “grandi elettori” che hanno silurato un Prodi lanciatissimo verso la Presidenze della Repubblica. Però non si sono accorti che, mostrando un certo interesse per la proposta del M5S, si sono dati  la zappa sui piedi.  Perché, qualora riuscissero effettivamente a modificare il regolamento del Senato prima del voto su Berlusconi, farebbero una legge ad personam (per l’esattezza, contra personam). Ed è proprio quello che hanno a lungo rimproverato a Berlusconi.

Vale la pena in ogni caso ricordare  che il voto segreto è posto a garanzia dell’autonomia e della libertà di giudizio dei deputati in casi particolarmente delicati, come  quando, appunto, c’è da decidere sulla sorte di un membro del Parlamento. Quindi, andare a modificare la norma sul voto segreto, significa andare a incidere su una materia quanto mai delicata. E tutto questo solo per risolvere un caso politico? Che ne pensano i soliti Soloni?