Tutti i deputati Pdl e 87 senatori firmano le dimissioni. Letta: il Pdl umilia l’Italia. Brunetta: è il Pd a umiliare il Paese

Stavolta il richiamo di Giorgio Napolitano (“Assurdo evocare un colpo di Stato o un’operazione eversiva contro il leader del Pdl”) non ha avuto gli effetti in cui sperava il Quirinale e in cui ancora confida il premier Enrico Letta, di ritorno da New York più traballente che mai. I parlamentari del Pdl hanno infatti cominciato in mattinata a firmare le lettere di dimissioni e alle 19 arrivava alle agenzie il laconico comunicato della presidenza del gruppo a Montecitorio: “Tutti i deputati del Pdl hanno presentato la lettera di dimissioni”. Molte sono arrivate attraverso un prestampato messo a punto dal capogruppo Renato Brunetta, altre con “lettere spontanee” anche via fax. A Palazzo Madama invece non c’è nessun modulo da compilare. I senatori hanno scelto la strada della lettera individuale. Il capogruppo Renato Schifani ha affermato che fino ad ora sono 87 le lettere di dimissioni arrivate, tra cui quella di Domenico Scilipoti. “I quattro senatori che devono ancora firmare – ha detto – lo faranno pesto”.

Nel Pd l’iniziativa del Pdl ha creato scompiglio: subito hanno ripreso a litigare sul congresso e sulle primarie. E Pier Luigi Bersani ha invocato una verifica, chiesta anche da Enrico Letta. Per Bersani serve una verifica per “capire se si può realizzare l’obiettivo di un governo di servizio”, spesso “si può fare ma va un po’ specificato: il 15 ottobre bisogna fare la legge di stabilità, non è che facciamo la verifica il 3 ottobre e poi il 15 si alza Brunetta” e lo mette in difficoltà, perché “l’Italia non può permetterselo”. Il premier aveva specificato che non pensava però a una verifica stile “prima Repubblica”. Ma è naturale, chiosa Maurizio Gasparri, “che l’esecutivo voglia verificare le posizioni in campo. Letta sarebbe un ingenuo se non lo facesse e ingenuo non è”. E Letta ostenta un ottimismo di facciata: ”Domani torno a Roma e sono certo che riuscirò a convincere tutti sulla corretta priorità dei problemi in agenda”. Il primo appuntamento in agenda è quello con Napolitano. Sulla decisione del Pdl non nasconde la sua irritazione: “Ciò che è accaduto è un’umiliazione per l’Italia”. Renato Brunetta non ci sta e replica: “A essere umiliata è davvero l’Italia, ma non da Berlusconi e dai parlamentari di Forza Italia, bensì dai compagni di partito di Letta che, in Giunta per le elezioni al Senato, calpestano la Costituzione e la democrazia, applicando al senatore Berlusconi retroattivamente la legge cosiddetta Severino”.