Sorrentino scelto per la corsa all’Oscar del film straniero. Ma “La grande bellezza” sarà l’ennesima grande delusione?

Cronaca di un verdetto annunciato: rispettati i pronostici, sarà La grande bellezza di Paolo Sorrentino a rappresentare i nostri colori ad Hollywood. La pellicola, è stata preferita alle sei in lizza per concorrere nella cinquina dei nominati per il miglior titolo straniero in gara per l’Oscar. Per ora, dunque, il film dell’apprezzato regista de Il divo, nel giudizio della commissione di selezione per il film italiano istituita dall’Anica, ha avuto la meglio su Miele di Valeria Golino, Razza bastarda di Alessandro Gassman, Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, Viaggio da sola di Maria Sole Tognazzi, Viva la libertà di Roberto Andò e Midway, tra la vita e la morte, di John Real: tutti film italiani distribuiti sul nostro territorio tra l’1 ottobre 2012 e il 30 settembre 2013. E se a Cannes, dove era l’unico italiano in concorso, l’impresa della conquista della palma d’oro non è riuscita, speriamo vada meglio la prossima primavera a Los Angeles: per quest’altro responso occorrerà aspettare l’annuncio della cinquina ufficiale che sarà dato il 16 gennaio, mentre la cerimonia di consegna dell’86° premio Oscar si svolgerà domenica 2 marzo. Difficile comunque fare previsioni: quello dell’Academy è un mondo a parte, che cerca di coniugare le ragioni dell’arte cinematografica con le logiche del mercato, capacità imprenditoriali di un prodotto filmico e valutazioni tecnico-artigianali sulla sua realizzazione. Un giudizio finale, quello che sottende l’attribuzione della mitica statuetta, insomma, che poco ha a che vedere con ardite dissertazioni comparative tra archetipi letterari e omaggi cinefili; con gli endorsement promulgati a favore di questo o quel cineasta dall’intellighenzia radical chic nei salotti democrat a quelli televisivi culturalmente schierati: per partecipare all’agone d’oltreoceano non basta essere una sorta di Woody Allen, l’intellettuale del set che conquista in trasferta e fa storcere il naso in casa. Ciò detto, l’affresco visionario di Sorrentino, ritratto a tinte fosche e pennellate psichedeliche, tra affondi decadenti e stoccate morali, che omaggia comunque Roma e il suo mito, non soltanto cinematografico, ha sin d’ora vinto la soddisfazione di fare da contraltare e vendetta alle tante, (troppe?), cartoline americane, più o meno kolossal, sulla città eterna.