Siria, decolla il piano di Mosca sul controllo dell’arsenale chimico. Ma la Francia non molla

La Francia non molla il pressing sull’intervento militare in Siria. Dopo il successo del piano di Mosca, condivisa”obtorto collo” dalla Casa Bianca, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, chiarisce che «tutte le ipotesi sono ancora sul tavolo» e annuncia una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu per rendere pubblico l’arsenale chimico di Damasco. Nel programa di Parigi al primo posto la condanna del massacro del 21 agosto commesso dal regime siriano, ispezione e controllo degli obblighi assunti dal regime, sanzioni pesanti in caso di violazione di questi obblighi. Prende piede la proposta russa, rafforzata dalle dichiarazione del segretario di Stato americano Kerry, di mettere le armi chimiche siriane sotto controllo internazionale, come ha confermato il ministro degli Esteri di Mosca Serghiei Lavrov in una conferenza stampa. La stampa russa parla non a torto di successo che spiazza gli Usa togliendo l’argomento chiave per un attacco militare. La svolta di Damasco sulla proposta di Mosca viene vista favorevolmente da Barack Obama, che parla di «sviluppo potenzialmente positivo», pur invitando alla massima prudenza. Gli Usa avvertono di voler vedere le carte e che non accetteranno tattiche dilatorie. Intanto slitta il voto al Senato americano sull’uso della forza, e il prezzo del petrolio scende a 108 dlr/ al barile. Anche l’Iran, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri, ha annunciato di sottoscrivere la proposta della Russia di lavorare con Damasco per mettere il suo arsenale chimico sotto il controllo della comunità internazionale. Lo riferisce la portavoce del ministero degli Esteri iraniano. Prudenza non significa viltà: il ministro Mario Mauro ha ricordato che grazie anche alla posizione italiana «ora si apre uno spiraglio concreto per evitare la guerra: ma tutto dipende da Assad e dalla Russia, soprattutto in rapporto alla possibilità  concreta che si possa affidare a paesi terzi il controllo delle armi chimiche siriane». Per il ministro della Difesa al governo italiano va riconosciuto di aver mantenuto in questi mesi un atteggiamento forte e calmo che ha condotto Gran Bretagna e Francia a rimeditare la linea dell’intervento armato.