Lettera aperta agli amici forzisti: l’estremismo non veniva da destra…

Eh no, cari amici di Forza Italia. Stavolta, no. Comprendo il vostro problema ma evitate di ciurlare nel manico e lasciate stare le categorie della politica che con voi c’entrano meno dei cavoli a merenda. Evitate soprattutto di bollare spregevolmente come “destra” tutto ciò che non vi piace. Stavolta ve la suonate e ve la cantate da soli, falchi e colombe, tutti forzisti rigorosamente doc, con tanto di bandierina scintillante appuntata sul bavero e sottofondo di jingle: “Forza noi che siamo tantissimi”. Trovate perciò il coraggio di riconoscere che comunque decidiate di chiamarvi – al netto delle dovute eccezioni – i veri estremisti siete voi.
Non è un giudizio di valore, ma una semplice constatazione. Del resto, qualcuno ha detto che “la moderazione nel perseguimento della giustizia non è una virtù” e che “l’estremismo nella difesa della libertà non è un vizio”. Il problema, però, è che voi non siete estremisti della libertà ma estremisti punto e basta. Altrimenti non militereste in un’organizzazione di stampo nordcoreano dove il confronto è bandito, il dissenso è punito ma in compenso si festeggia tutti insieme il compleanno del leader, come è accaduto a Napoli. Esagero? Se è così ditemi quanti congressi avete celebrato voi neoliberali, eredi della luminosa tradizione cavourriana ed einaudiana. Oppure spiegatemi con quale meccanismo partecipativo e meritocratico selezionate la vostra classe dirigente.
In realtà, state scoprendo che non siete moderati e non sapete che cosa fare e soprattutto che cosa dire. Una volta ve la cavavate egregiamente afferrando con invidiabile baldanza il comodo appiglio degli ex-An. Ricordate? Non v’era questione, sconfitta, persino scandalo che non meritasse di essere addebitato a “quelli di An”, a quei toponi di fogna dal cuore nero impietrito in core ‘ngrato un minuto dopo lo sdoganamento berlusconiano. Bei tempi. Ora, però, dovete arrangiarvi. Gli ex-An non ci sono più, li avete “moderatamente” asfaltati alle ultime elezioni politiche ma solo a severo “memento” per qualcuno dei vostri. Chi? Quelli della prima fila del teatro Olimpico, che attendevano trepidanti l’opa di Alfano su un Pdl pericolosamente in bilico tra la voglia matta di archiviare il berlusconismo e la fredda determinazione a difenderlo senza se e senza ma. L’attesa andò delusa, Angelino si rintanò in un discorsetto piatto e scialbo, grazie al quale però salvò la segreteria e, con essa, il potere di dire la sua su candidature ed organigrammi. La resa dei conti fu però solo rinviata ed è la guerra dei Roses di questi mesi infuocati.
Capisco il vostro imbarazzo. Siete senza più alibi, senza più quel lato destro su cui scaricare comodamente le contraddizioni e le malformazioni che vi portate dietro dalla nascita e con cui non avete mai voluto fare i conti. Avete preteso di essere percepiti come moderati e liberali in un partito a trazione carismatica il cui unico culto riconosciuto è quello del capo. Roba d’altre epoche, ma che è dentro di voi ab initio e non frutto del contagio ex-An. E siete pure parecchio ipocriti e reticenti nelle vostre traiettorie mentali. Ma come può Alfano inventare la nuova categoria dei “diversamente berlusconiani” in alternativa a quelli del duo Verdini-Santanché quando ha appena accettato la cancellazione di un partito e la riesumazione di quello precedente battendo tacchi e mani senza neppure provare ad invocare uno straccio di confronto? Non è da liberali pretendere che una decisione come quella del cambio di simbolo e nome registri il contributo attivo degli iscritti, degli eletti a tutti i livelli, dei militanti? E che cosa rispondete ad Antonio Polito quando scrive che vi è ignota la partecipazione, tipica dei partiti democratici, mentre vi è familiare la mobilitazione permanente, concetto che più e meglio si attaglia ai movimenti plebiscitari? Non dico che siete fatti male ma che vi percepite male. Siete fatti in un modo e vi descrivete nel suo opposto, esattamente come quelli che nascono maschi e si sentono femmine e viceversa. Purtroppo per voi, però, non esiste una Casablanca della politica. Apposta in democrazia per annunciare le svolte programmatiche e i cambi al vertice si celebrano i congressi.
In ogni caso, se avete davvero voglia di diventare quel che dite di essere non avete altro da fare che abbandonare il sogno nord-coreano e tornare in Occidente, dove i partiti sono molto diversi dal vostro, quello di oggi e quello delle origini. Certo, potrete obiettare che l’Italia è un caso a sé perché ha avuto il più organizzato ed intelligente partito comunista del mondo libero che nel corso di mezzo secolo ha gramscianamente infeudato la scuola, l’università, la cultura, i giornali, le tv, la magistratura, perché da noi non si alternano governi ma regimi, ognuno dei quali ha inaugurato se stesso con la damnatio memoriae di quello precedente, perché da noi solo alla sinistra riesce di modificare in profondità ed in peggio la Costituzione beccando applausi e, infine, perché solo da noi l’interesse nazionale è costretto a retrocedere di fronte al vantaggio di bottega. È tutto vero. Per questo era necessaria la rivoluzione liberale, esattamente quella che dite di non aver potuto realizzare per la presenza degli ex-An. Ora che finalmente ve ne siete liberati, vi lacerate però per quattro poltrone. Vuoi vedere che forse la colpa era soprattutto vostra?