Il femminicidio non è più uno slogan: le norme non fanno sconti

«Abbiamo approvato una serie di norme con tre obiettivi: prevenire la violenza di genere, punirla in modo certo e proteggere le vittime. Su questi obiettivi abbiamo organizzato una serie di norme che hanno lo scopo di intervenire tempestivamente prima, di proteggere la vittima, di punire il colpevole e di agire perché la catena persecutoria non arrivi all’omicidio». Il ministro dell’interno, Angelino Alfano, ha presentato il decreto contro il femminicidio, che per molti mesi è stato oggetto di slogan vuoti. Ora invece, nero su bianco, c’è una linea da seguire ben precisa, lontana dall’emotività: «Alle forze di polizia viene dato di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna– ha spiegato Alfano – Dal punto di vista della prevenzione è importante, perché viene impedito a chi è violento in casa di avvicinarsi ai luoghi domestici. Abbiamo deciso di concedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari a quei soggetti che subiscono violenze e che siano stranieri». Corsia preferenziale per i processi di femminicidio e gratuito patrocinio per le vittime: sono due punti importanti del decreto. Il gratuito patrocinio è garantito alla vittima a prescindere dal reddito. Inoltre, «spesso la vittima prima non sapeva che fine facesse il processo a carico del colpevole. Ora deve essere continuamente informata sull’iter del processo». Inoltre, «quando a un processo di questo tipo è prevista la testimonianza di un minorenne o di un maggiorenne vulnerabile, questa persona sarà protetta». Ancora, chi sente o sa di una violenza in corso, puo’ telefonare alla e dare tranquillamente il suo nome sapendo che lo stato garantisce l’anonimato. La pena aumenta di un terzo se al reato assiste un minore di 18 anni. Stesso aumento se la violenza viene commessa su una donna incinta oppure dal coniuge o dal convivente. Stessa aggravante anche per lo stalking. Inoltre, una volta fatta, la querela è irrevocabile.