Bologna commemora le sue vittime a 33 anni dalla strage. Meloni: non è stata ancora raccontata tutta la verità

Sono passati 33 anni da quel botto alla Stazione di Bologna che causò la morte di 85 innocenti e riportò indietro le lancette della storia al sapore acre degli anni Settanta. Una strage che ancora attende la verità dopo una lunga scia di depistaggi, buchi neri e misteri. «L’ipotesi di inserire nell’ordinamento giuridico il reato di depistaggio non può che essere visto con favore dal governo», ha detto il ministro Graziano Delrio in un passaggio del suo intervento alle celebrazioni in consiglio comunale. Bologna ha ricordato le sue vittime come ogni anno davanti alla lapide nella sala d’aspetto della stazione centrale. La giornata è cominciata in Comune, con l’incontro privato tra le istituzioni e i familiari delle vittime, poi i discorsi delle autorità nella sala del consiglio, infine il corteo verso la stazione con l’immancabile striscione in testa “Bologna non dimentica”. Quella di oggi è una manifestazione che continueremo a fare finché non sarà ristabilita la verità e la giustizia di cui questo Paese ha bisogno – ha detto il sindaco Virginio Merola – Bologna che da 33 anni ricorda senza chiudersi nella rassegnazione  questa volta aggiunge ”pezzi” di città: quest’anno non c’è solo la strada che percorriamo per andare in stazione, ma tante strade, ciascuna intitolata a una delle vittime». Niente fischi, questa volta, (tranne che per il sindaco quando accenna alla nuova stazione dell’Alta velocità), anzi, la presidente della Camera Laura Boldrini nella piazza davanti alla stazione viene coperta di applausi. Commozione («ora non ho più paura di questa palco»), ricordi personali («anch’io ero a Bologna quel 2 agosto, cercavo casa come studente fuori sede») e giudizi tranchant, come nel suo stile: «Mancano ancora mandanti e burattinai». La polemica, questa volta, arriva dal presidente dei familiari delle vittime, ora deputato Pd, Paolo Bolognesi, che punta il dito contro i magistrati che in questi anni hanno seguito le indagini: «Dopo le condanne definitive del 1995 e del 2007, non vi è più stato nessun sussulto da parte della Procura di Bologna, nessun tentativo di leggere il loro disegno politico». Arrivare ai mandanti è possibile – ha aggiunto –  non è una chimera, analizzando i documenti processuali a 360 gradi («la verità raggiunta finora sulla strage di Bologna, con la condanna di Mambro, Fioravanti e Ciavardini è parziale»). Il procuratore di Bologna Roberto Alfonso, titolare del fascicolo sulla strage, ha preferito non fare commenti e affidare all’ufficio una breve dichiarazione: «La Procura  non replica a chi rappresenta le vittime della Strage. Stiamo solo tentando di individuare i mandanti di quel fatto orribile». Anche Pietro Grasso ha sottolineato che questa vicenda può essere ricostruita in tutti i suoi dettagli. «Molti errori sono stati compiuti – ha proseguito – troppi depistaggi e ritardi nella ricostruzione dei fatti». Giorgio Napolitano ha invitato a «coltivare una riflessione collettiva su quel periodo sofferto della nostra storia» e ad adoperarsi perché «venga fatta piena luce sugli aspetti non ancora chiariti nonostante la lunga, ma non ancora conclusa, serie di investigazioni e processi». «Trentatré anni passati, tre gradi di giudizio e la sensazione che la verità non sia ancora stata raccontata. L’Italia s’inchina davanti alle vittime della Strage di Bologna e chiede verità e giustizia», ha scritto su facebook Giorgia Meloni.