Il trionfo della precarietà mette il turbo al pessimismo e impedisce la ripresa economica

Forse non è così percepibile, da parte di quanti hanno incarichi istituzionali, il sentimento di insicurezza che la cosiddetta “gente normale” porta ogni giorno con sé, trasmettendolo agli altri, nei luoghi di lavoro, in famiglia, nei rapporti con il prossimo. L’instabilità che aumenta quotidianamente a causa di innumerevoli fattori, la maggior parte dei quali prodotti “dall’alto”, cioè da coloro che dovrebbero – non solo a livello nazionale – garantire un efficiente funzionamento delle istituzioni, produce danni alla coesione sociale, all’economia, alla progettualità dei singoli e dello Stato.

Non è il caso entrare nel particolare delle vicende politiche e giudiziarie che sembrano mettere a repentaglio più volte al giorno la stabilità del governo e del Parlamento. Non è il caso, perché non credo spetti a un sindacato farlo e perché sarebbe fuorviante. Il Paese, inteso come società civile, e con esso le istituzioni, in primis Governo e Parlamento, sembrano aver perso la bussola, catturati dalle mille “correnti” che agitano il mare dell’incertezza. Quando  invece l’Italia ha un terribile bisogno di essere guidata, di poter contare su un “piano di navigazione” rigoroso per arrestare il suo declino. Che qualcuno ancora si ostina a considerare economico ma che in realtà, osservando bene i fatti attraverso i quali continua logorarsi quell’unica scelta politica che ancora resta valida e cioè le “larghe intese”, è prima di tutto un declino culturale e politico.

Stabilità non si deve intendere come fine dell’alternanza democratica. Stabilità per me vuol dire che le decisioni, le riforme, le leggi, gli impegni non saranno smontati, distrutti, inficiati da parole e da atti provenienti da chi dovrebbe impegnarsi a garantirne l’efficacia. In una settimana, l’Italia è stata declassata da un’agenzia di rating, ha avuto la conferma che la pressione fiscale è già lanciata al galoppo anche quest’anno, ha registrato un calo record nei consumi e il flop dei saldi, ha visto il suo Presidente della Camera rifiutare l’invito a visitare la più importante fabbrica manifatturiera d’Italia per difendere dei diritti che non sono mai stati lesi. Pensiamo davvero che in queste condizioni che si possa sconfiggere una crisi senza precedenti?

*Segretario generale Ugl