Caso Kazakistan, si dimette Procaccini. Il capo di gabinetto del Viminale che “avrebbe” ricevuto l’ambasciatore

Cadranno molte teste, aveva annunciato un furioso Alfano per i giganteschi errori e i troppi lati oscuri nella catena di comando che ha portato nel maggio scorso all’espulsione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. «Faremo chiarezza», ripete da giorni il premier Enrico Letta “promettendo” che chi ha sbagliato «ne risponderà». E il terremoto ai piani alti del Viminale è iniziato. A poche ore dalla consegna della relazione del capo della Polizia Alessandro Pansa (da giorni a lavoro per incasellare tutte le pedine) si è dimesso Giuseppe Procaccini, esperto capo di gabinetto del ministero dell’Interno per aver ricoperto lo stesso ruolo già con il ministro Cancellieri. È lui il primo a farsi da parte con una lettera indirizzata al ministro Alfano in cui spiega i motivi per cui lascia l’incarico. Chi lo ha visto lo descrive provato e commosso, la decisione sarebbe già arrivata ieri sera dopo le polemiche sul ruolo che avrebbe avuto nella complicata vicenda. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, infatti,  il 28 maggio Procaccini avrebbe ricevuto  l’ambasciatore kazako a Roma Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere e sarebbe stato informato della presenza a Casalpalocco della famiglia del dissidente  Ablyazov, già capo di una importante banca kazaka, accusato di truffa e ricercato dal Kazakistan e anche da Mosca, come risulta dalla sua scheda inserita nel sito dell’Interpol. Procaccini avrebbe informato i kazaki della competenza della polizia e li avrebbe inviati al Dipartimento pubblica sicurezza. Nonostante il passato indietro l’ex capo di gabinetto continua ad assicurare che il ministro Alfano (che riferirà al Senato questo pomeriggio alle 18) “non sapeva” dell’accaduto. Oltre a quella di Procaccini sono altre le poltrone traballanti ai piani alti del Viminale e ai vertici della Polizia: rischiano il segretario del dipartimento di sicurezza, Alessandro Valeri e il capo della polizia pro tempore, Alessandro Marangoni. Il pasticciaccio è destinato a gonfiarsi con l’evolversi dei “dettagli” e delle ricostruzioni. A complicare la matassa e scalfire la versione ufficiale anche le nuove rivelazioni secondo cui il giorno dopo l’espulsione l’ambasciata kazaka avrebbe inviato all’ufficio immigrazione un fax per congratularsi della rapidità dell’espulsione.