Aut aut della Kyenge a Maroni: stop alle offese o non partecipo alla festa della Lega Nord

«Maroni faccia appello ai militanti affinché cessino subito gli attacchi nei miei confronti. Se non avverrà, sarò costretta a declinare l’invito alla festa della Lega nord a Milano Marittima». Il ministro Cecile Kyenge, in occasione della presentazione a Roma dello schema del Piano nazionale d’azione contro il razzismo (sarà portato in Consiglio dei ministri a novembre) dà l’aut aut a Maroni. Per  lei sono stati giorni difficili caratterizzati da lancio di banane e insulti. L’ultimo affronto è avvenuto lunedì sera, a Cantù, quando esponenti leghisti hanno inscenato contro di lei una nuova protesta, lasciando l’aula del consiglio comunale durante il suo intervento. «Pur avendo idee diverse», ha spiegato la Kyenge, le persone e le forze politiche si devono «confrontare sulle idee e non attraverso insulti o pure e semplici sceneggiate come quella avvenuta a Cantù». Il ministro ha ricordato che la sua disponibilità al dialogo «è sempre stata piena e convinta, non rifuggendo a nessun confronto, anche aspro, ma sempre nel pieno rispetto dell’altro. Con questo spirito ho accettato volentieri di confrontarmi con il governatore Zaia alla Festa della Lega Nord dell’Emilia Romagna a Milano Marittima il prossimo 3 agosto». Ma la situazione è cambiata: «I continui e reiterati attacchi da parte di esponenti della Lega Nord li considero oramai intollerabili».

Immediata la replica del vicepresidente dei deputati della Lega Nord, Gianluca Pini: «Per quanto mi riguarda, e per quanto di mia competenza, non solo non è mai arrivato un insulto o un’offesa al ministro da nessuno dei miei militanti, ma sono arrivate nette parole di condanna, sempre e senza riserve. Degli altri non posso risponderne, posso solo rammaricarmi del fatto che qualcuno cerchi di mantenere alta la tensione sulla forma per non entrare nei contenuti». Pini ha auspicato che la  Kyenge «vorrà confermare la sua presenza perché è proprio nei momenti in cui lo scontro diventa più duro e difficile che non va abbandonata la strada del confronto, sempre se si è convinti delle proprie idee».