The End. È finita la stagione degli urlatori (grillini) e il pubblico vuole il rimborso del biglietto

La stagione degli urlatori è già finita. Negli ultimi mesi abbiamo vissuto in chiave politica un fenomeno che qualche decennio fa ha sconvolto il mondo della canzone italiana. Allora sulla scena apparvero gli urlatori e fecero piazza pulita della vecchia canzone melodica, molti artisti si ritirarono e si pensò a un cambiamento epocale, una nuova rivoluzione delle sette note. Poi però, nel volgere di qualche anno, il fenomeno si spense, lasciando il passo al ritorno dei cantanti tradizionali. Sul fronte dei partiti sta succedendo la stessa cosa, in tempi ridotti. L’esplosione dei grillini è stata paragonata a tutto, alla caduta degli dei, al crollo degli zar, a un nuovo Sessantotto, alla ghigliottina francese, ci si chiedeva che cosa avrebbero fatto e detto prima e dopo i funerali alla vecchia politica. Dopo qualche mese, però, la situazione è cambiata anche perché alla prova dei fatti i Cinquestelle sono stati un fallimento. Ma la loro rivoluzione ha lasciato qualche vittima sul campo di battaglia: a tirare le cuoia sono state quelle formazioni che in verità – per ragioni diverse – erano già morte e che spesso non avevano radicamento vero tra la gente (dall’evaporato Fli all’ormai fuori moda Idv, per finire con il nostalgismo democristiano di Casini), mentre per gli altri la flessione è stata di breve durata e oggi è già partito il contrattacco. Il caso più eclatante è quello del Pdl che, secondo i sondaggi delle ultime settimane, da Swg a Tecnè, è nuovamente la prima forza politica del Paese. La Lega si sta risvegliando, il Pd – nonostante le figuracce di Bersani – ha avuto in dote il premier. I grillini invece sono alla frutta. Litigano sulla diaria, alla Camera qualche deputato minaccia di abbandonare il movimento, Giarrusso dà della «mela marcia» a Crimi che, avendo sbagliato strada, non è arrivato in tempo per votare il suo collega alla presidenza della Giunta delle elezioni del Senato. Uno spettacolo poco decoroso. E quanti li hanno votati cominciano a pentirsi. E c’è chi, come Roberto Maroni, tira un sospiro di sollievo: «La Lega? L’abbiamo tirata fuori dal “bagno” in cui si era messa e l’abbiamo rilanciata». Il problema ora è che nel “bagno” si sono infilati i grillini, urlatori in fasce che hanno perso la voce dopo il primo acuto. E quando i cantanti rimediano una stecca dopo l’altra, il pubblico si infastidisce, fischia e spesso chiede anche il rimborso del biglietto.