Melandri “raccomanda” Abbado come senatore a vita. È bravo e piace tanto al Pd. A differenza di Muti…

«E la fine sarà un trionfo colossale, con otto chiamate in palcoscenico per gli artisti e dieci minuti di applausi, con la signora Ciampi in tailleur rosso scarlatto che s’alza per prima in piedi, insieme alla Melandri, per applaudire scatenata, con Violante, Visco, Maccanico, l’immancabile Cofferati, Susanna Agnelli, Bordon, Spaventa, Veronesi, Romiti, Rutelli, De Benedetti, Scalfari, Bassanini…». Ordinaria cronaca di uno straordinario concerto diretto dal grandissimo maestro Claudio Abbado all’Accademia di Santa Cecilia, a Roma. Anno 2001. Governo Amato. In prima fila, ministri e autorità, tutte di centrosinistra, a spellarsi le mani sull’Inno alla Gioia di Beethoven per sancire un vincolo artistico e politico con il grande direttore d’orchestra famoso in tutto il mondo, ma molto popolare anche nelle più anguste stanze delle segreterie piddine, che ora ne invocano la nomina a senatore a vita.

Un legame, quello tra i Democrat e Abbado, che nasce da lontano. Per esempio, nel ’99, governo Prodi: al concerto in onore dei leader socialisti europei, alla presenza di Jospin, diretto dal grande “rivale” di Abbado, Riccardo Muti, il “Corriere” faceva notare uno strano gelo della nomenklatura presente: «Il presidente D’Alema, grande amico di Claudio Abbado, da cui è unito anche dall’appartenenza politica, continuava a guardare Muti come se si impegnasse a capire l’uomo più che l’artista. Complimenti in sintonia con lo sguardo investigativo. Giovanna Melandri, in versione ministro del silenzio, ha fatto pressappoco scena muta. Per fortuna è arrivato Veltroni, sorridente, gentile…». Una foto perfetta della freddezza che la sinistra riserva generalmente al maestro Muti. A differenza di ciò che accade con Abbado.

Basti pensare alle leggi approvate a ripetizione dai governi di centrosinistra per finanziare le iniziative di “Ferrara Musica” di Abbado, grazie ai vari ministri Berlinguer, Veltroni e Melandri. Ecco, Giovanna Melandri, ex ministro della Cultura, attuale (controversa) presidentessa del Maxxi di Roma: proprio lei oggi è in prima fila per sostenere la candidatura del maestro Abbado come senatore a vita: è scatenata, anche su Twitter, nella raccolta di firme giunta – udite udite – a ben 1600 sottoscrizioni. Una roba da far impallidire le parlamentarie grilline. Ma perché Abbado sì e Riccardo Muti no?

Bè, forse perché da anni Vittorio Sgarbi propone Muti come massima carica politica e istituzionale del Paese, forse perché nel ’99 il direttore d’orchestra napoletano ricevette l’endorsment per il Colle dall’ex ministro della Giustizia, del Pdl, Filippo Mancuso, forse perché il Pdl a Ferrara ne aveva proposta la nomina a senatore a vita ricevendone il no indignato della sinistra, forse perché Alemanno ne propose la cittadinanza onoraria (poi naufragata per una lite interna al centrodestra), forse perché, subito dopo la caduta del governo Berlusconi, Muti aveva ammonito Monti a non sottomettersi alla Merkel. O forse Muti non piace al Pd perché è troppo bravo per immaginare di entrare in Parlamento grazie al sostegno di una Melandri…

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