Assolta Jessica, la sorellastra di Denise Pipitone. Per i giudici non c’entra con il sequestro

I giudici del tribunale di Marsala hanno assolto Jessica Pulizzi, 26 anni, che era accusata di concorso nel sequestro della ‘sorellastra’ Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo (Tp) il primo settembre 2004, quando aveva poco meno di 4 anni.

I giudici invece hanno condannato a due anni l’ex fidanzato di Jessica, Gaspare Ghaleb, per false dichiarazioni ai magistrati. I pm Sabrina Carmazzi e Francesca Rago avevano chiesto 15 anni di carcere per Jessica e per 5 anni e 4 mesi per Ghaleb. “Non c’è giustizia… “, è stato il commento di Piero Pulizzi, padre di Jessica e anche di Denise . “Oggi mia figlia è come se fosse stata sequestrata di nuovo”, dice Piera Maggio, madre della piccola. Appare affranta: “Si è arrivati all’assoluzione di Jessica nonostante i pm avessero detto che gli indizi contro di lei fossero chiari, univoci e convergenti”.

Il mistero di Denise comincia poco prima di mezzogiorno il 1 settembre di nove anni fa. La nonna si affaccia sull’uscio di casa in via Domenico La Bruna a Mazara del Vallo (Tp) per chiamare la nipotina che sta giocando con i cuginetti. Si seguono all’inizio varie piste che ipotizzano perfino un rapimento a opera di zingari oppure un sequestro per traffico di organi. La svolta arriva nel maggio 2005: si punta sulla vendetta familiare. Sotto accusa finisce Jessica, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni. La sorellastra della bimba, hanno sostenuto in aula i pm Sabrina Carmazzi e Francesca Rago, nutriva un astio profondo nei confronti di Piera Maggio che aveva avuto una relazione con suo padre, Piero Pulizzi, dalla quale appunto era nata Denise. Da qui la decisione di “punire” la madre con il rapimento della figlia. L’accusa contro Jessica, che ora ha 26 anni, si basa su una intercettazione ambientale. Negli uffici della polizia, dove attende di essere sentita, la giovane confida alla madre: “Io a casa c’a purtai” (a casa gliela portai). Gli investigatori hanno interpretato la frase come l’ammissione di un coinvolgimento nel sequestro. Jessica avrebbe portato la piccola a casa del padre per avere da lui la conferma che fosse la sorella naturale. Non lo avrebbe però trovato e sarebbe andata via. Subito dopo avrebbe consegnato la bambina a “persone che non è stato possibile individuare”, hanno detto i pm durante la requisitoria.

Contro Jessica l’accusa non ha portato solo la registrazione ambientale. Ha enumerato anche le “numerose bugie” della sorellastra di Denise che ha sempre negato di avere avuto un ruolo nella vicenda e di essersi trovata vicino alla casa della piccola al momento della sua scomparsa. La sua presenza sarebbe invece dimostrata da un accertamento tecnico: a quell’ora il suo telefonino aveva agganciato la cellula della zona. Sospetti vaghi ma non prove, hanno ribattuto i difensori di Jessica Pulizzi, Gioacchino Sbacchi e Fabrizio Torre, per i quali la pista della vendetta familiare non avrebbe alcun fondamento.