Il “caminetto” non riscalda il Pd: partito è acefalo, si chiede l’anticipazione del congresso

Si è riunito il “mitico” caminetto del Pd. Un caminetto allargato ai segretari regionali. I big del Pd – reduci dalle straordinarie settimane da non raccontare – devono trovare in questo coordinamento una soluzione condivisa per l’assemblea di sabato quando si dovranno dare indicazioni per il nuovo segretario del partito o reggente che sia. Tra i più polemici emerge il deputato Pippo Civati: «Per evitare di annullare la discussione che dovremo fare al congresso (e non prima), per non dare l’impressione che i dimissionari lo siano solo a parole, per non creare ulteriori divisioni e delusioni, facciamo in modo che la figura individuata per portarci (presto!) al congresso sia davvero super partes e di garanzia (da Castagnetti a Berlinguer, per intenderci). Di tutto – afferma Civati – si parlerà a partire dal giorno dopo. Insomma – conclude – un congresso in cui ci si presenti, insomma, per rappresentare gli elettori del Pd e non i capibastone». Introduce l’argomento il segretario uscente Pierluigi Bersani: «Siamo in una situazione molto delicata e ci vuole senso di responsabilità e compostezza che non può essere affidato soltanto a qualcuno». Per Bersani «ci sono due strade: la prima per la quale propendo è che si raccolgano le firme per la presentazione delle candidature; la seconda è che dopo la discussione di stasera si incarichino 3-4 persone di raccogliere elementi e di presentare una proposta in assemblea». Per il segretario, insomma, «il prossimo congresso deve essere vero, serio, in cui discutere del nostro partito». Tra le prime reazioni quella di Gianni Cuperlo, lapidaria: «Sono a disposizione». E ha aggiunto che, a suo avviso, il congresso va anticipato: «Forziamo i tempi per chiudere a fine luglio. Io sono a disposizione in questa fase difficile» Un appello alla rapidità viene anche da Dario Franceschini, attuale ministro per i Rapporti col parlamento: «Non c’è tempo per pasticci o rinvii, noi dobbiamo eleggere il segretario». Uno dei pronunciamenti più attesi è stato ovviamente quello di Matteo Renzi, che come sempre non delude: «Quale che sia il nome, non sono io che faccio problemi. Io sono per fare politica. E anche in relazione al rapporto che ho con Letta, io non voglio mettermi di traverso ma dare una mano», ha detto seraficamente. L’ex ministro ma non ex Pci Beppe Fioroni va giù pesante: «Dobbiamo eleggere il segretario e fissare la data del congresso, ma il segretario deve essere autorevole perché deve in questi mesi del congresso deve dare la linea di un partito che incide sull’attività di governo evitando il vuoto di questi giorni», ha spiegato. «E deve anche garantire – sostiene l’ex Ppi – che il congresso sia di scelta di linea politica e non un congresso sul governo o si indebolirebbe l’esecutivo. È poi necessario che si separi il ruolo di segretario da quello di candidato premier. L’assemblea di sabato – conclude – sarà difficile da gestire, ma si può farlo con una proposta forte e ampiamente condivisa». Secondo i rumors dell’ultima ora starebbero crescendo le quotazioni del capogruppo Roberto Speranza per la reggenza “istituzionale” fino al congresso, che potrebbe essere  anticipato tra giugno e luglio. Tesi quest’ultima sposata da alcune aree del partito come i giovani turchi ma anche i fioroniani. Molto critico anche il segretario del Pd del Lazio, Enrico Gasbarra, secondo cui  «la ricerca così compulsiva di equilibrismo interno ed esterno e la battaglia di veti e controveti mi sembrano fuori dal tempo e dal mondo. Mi auguro che l’assemblea trovi una soluzione e che si vada presto ad congresso aperto e rigenerativo, anche perché le federazioni sono senza riferimenti e la solitudine per i territori che vanno al voto non aiutano alle vittorie. Mi sono imposto il silenzio fino alle elezioni amministrative e intendo rispettare questo impegno, anche perché il dibattito nel Pd è veramente fragile»… C’è poi la gaffe – ma è veramente tale? – relativa all’esclusione di un pezzo da Novanta come Ignazio Marino: «Non sono stato neanche invitato. Altre volte l’hanno fatto. Si vede che mi considerano anch’essi totalmente concentrato su Roma», ha dichiarato sorridendo  rispondendo a una domanda specifica. Da Firenze, infine, il “padre nobile” Massimo D’Alema invia i suoi auguri: «Al Pd auguro successo e unità. So che sono riuniti in questo momento, mi auguro che si trovi una soluzione unitaria per il rilancio del partito». Brrr. Che freddo.