Abolizione Imu. Monti cerca di impedirla e c’è già chi prepara la fregatura

Il governo Letta nasce su un accordo traballante sull’Imu. E infatti già si balla. Monti contro Berlusconi, il Pd che frena, con i suoi uomini di governo che dicono tante cose diverse, alimentando la confusione. E creando disorientamento e spaccature in un elettorato sempre più lontano dai vertici del Pd.

Le scuole di pensiero sono tre. La prima è quella di Berlusconi. L’Italia è una Repubblica fondata sulla casa di proprietà, dove vivono le nostre famiglie, altro valore da salvaguardare e quindi lo stato fa una scelta “valoriale”, sociale e psicologica non tassando l’immobile usato come prima casa. Nella speranza di provare a rilanciare i consumi. La seconda è quella di Monti e dell’Ocse, secondo i quali – numeri alla mano – l’Italia è sotto la media europea per quanto riguarda la tassazione sugli immobili, ma è ampiamente sopra la media Ocse per quanto riguarda la tassazione su lavoro e imprese. E l’Imu in fondo ha “colpito” in media per meno di trecento euro a famiglia. Quindi eliminandola non si rilancerebbero comunque i consumi. E si sottraggono risorse importanti che potrebbero essere utilizzate per ridurre il cuneo fiscale. Poi c’è il Pd, secondo il quale la casa è una rendita e in quanto tale va tassata, anche perché si tratta di un bene immobile che non produce ricchezza. Essendo favorevoli alla patrimoniale, non disdegnano una tassa sul patrimonio come l’Imu. E il Pd ricorda come l’Imu sia una tassa importante per gli Enti locali. Peccato che i Sindaci non siano per niente contenti dell’Imu e anzi rimpiangono la vecchia Ici.

La soluzione non è semplice. Il Pdl dice “via IMU o niente governo Letta”. Che il sostegno berlusconiano al governo Letta sia a termine lo si capisce anche dai nomi – non certo di prima fila – che il Cav. ha messo al Governo, specie tra i sottosegretari. Insomma, togliere il sostegno del Pdl a Letta sarà indolore per Berlusconi, già pronto a una nuova campagna elettorale, la settima per lui. Un record europeo.

Eliminare l’IMU e restituire la tassa per l’anno 2012 costa più o meno otto miliardi di euro. E dal 2014 ben quattro miliardi di euro l’anno.  Non poco, ma nemmeno tanto, se contiamo che la spesa pubblica italiana supera 800 miliardi di euro l’anno. Cioè l’IMU incide ogni anno per lo 0,5% delle uscite statali. Insomma, una tempesta in un bicchiere d’acqua.

La soluzione? Potrebbe essere anche una soluzione all’italiana, leggendo le prime indiscrezioni, ossia “scaricare” l’Imu sui Comuni, prevedere detrazioni mirate per favorire famiglie numerose e con basso reddito ma al contempo aumentare il coefficiente collegato alle rendite catastali. L’Imu sarebbe formalmente abolita, ma i cittadini pagherebbero ai comuni (invece che allo Stato) una tassa sotto altro nome. Non è esattamente ciò che è stato promesso agli italiani, che ha permesso al Pdl di recuperare il distacco con il Pd e non è quello che si aspettano gli italiani.

Resta il fatto che avvitarsi solo ed esclusivamente intorno all’Imu è un errore. L’enorme mole di disoccupati chiede risposte importanti, così come i giovani che non trovano lavoro. Dalla riforma del welfare, per rimediare agli errori della Fornero, fino alla formazione e alla nostra Scuola da rifondare, sono tanti i temi che devono essere al centro del Governo. E soprattutto i ceti produttivi si aspettano risposte. Che passano attraverso un governo che ridia fiducia agli italiani, che tagli la spesa pubblica per abbassare le tasse a chi crea ricchezza. È in fin dei conti le proposte che il centrodestra ha avanzato dal 1994 ad oggi. Sempre uguali, sempre coerenti, sempre valide.