A Grillo serve tempo, all’Italia invece risposte immediate

Se si farà un governo d’intesa, in fin dei conti andrà bene anche a chi dice che vuole sfasciare tutto. Anche perché a sfasciare veramente tutto ci ha già pensato il governo Monti/Napolitano e salire sul trono ora significa accoccolarsi su un mucchio di macerie. Bersani non ha avuto una visione chiara del problema perché accecato dall’effimero successino elettorale e dal terrore di vedersi sfilare la possibilità di andare finalmente al governo. Avrebbe dovuto chiedersi al governo di cosa, perché le mine fiscali ad orologeria disseminate da Monti sul percorso non sono ancora tutte esplose e chi ci si troverà seduto sopra quando si sentiranno gli effetti non sarà un ragazzo felice. Tra l’altro la vittoria di Pirro elettorale seguiva un’altra vittoria pirresca contro Renzi alle primarie. Alla fine è convenuto a Renzi. Il sindaco di Firenze ha avuto facile gioco a bacchettare Bersani per il suo attendismo a la sua incapacità di scelta mentre il Paese, sotto gli occhi di tutti, galoppa verso il baratro. A gennaio, secondo gli impegni presi con l’Europa, dovremmo arrivare al pareggio di bilancio. Con quali costi e quali tagli? Gli italiani sono stati convinti per mesi che bastasse tagliare dieci auto blu e ridurre la funzionalità del Parlamento e delle amministrazioni locali per azzerare un debito di 2000 miliardi. In tanti ci hanno creduto e adesso avranno un risveglio traumatico. La recessione non se ne andrà da sola, magari impaurita dalla voce grossa di Grillo. E Grillo potrà tirare anche lui un sospiro di sollievo se il senso d’urgenza prevarrà sull’autoreferenzialità di Bersani. Il leader del Pd aveva sbagliato i calcoli anche a riguardo del M5s. Pensava che i voti di protesta fossero solo contro Berlusconi e al massimo Monti e che, con qualche mese a disposizione , avrebbe avuto facile gioco cooptando quei pochi tra i rappresentanti grillini che abbiano un’infarinatura politica. Invece succederà il contrario. Il tempo gioca a favore di Grillo che adesso è costretto a trasformare una macedonia mista fatta con ingredienti di risulta in un partito, con tutti i suoi difetti. Qualcuno ne perderà, è già stato messo in conto, come sta perdendo consenso nei sondaggi. Ma se non andrà al governo manterrà la sua alterità rispetto al mondo della politica e questa è l’unica chance di sopravvivenza che ha. Con un governo di solidarietà nazionale forse si riuscirà a fermare il declino montiano, certo non quello di Bersani. Dopo di lui ci sarà Renzi? Più probabilmente non ci sarà più il Pd, ma forse nemmeno il centrodestra come lo conosciamo. Gli italiani intanto fanno i conti della spesa e i conti non tornano mai. E di chi governa con chi, forse non gliene importa un granché. Basta che si sbrighi a fare qualcosa.