Respinto l’appello per l’alleanza M5S-Pd: va in frantumi il mito dell’intellettuale progressista

Alla fine il grillismo rischia di ridurre a un cumulo di macerie non solo i partiti tradizionali ma anche le vestali di prima e seconda Repubblica: gli intellettuali (o presunti tali). La scelta di usarli come pontieri per avvicinare il Pd e il M5S attraverso un appello firmato, tra gli altri, da Roberto Benigni, Barbara Spinelli, Roberto Saviano, Jovanotti, Michele Serra, don Gallo, don Ciotti, Carlo Petrini e Salvatore Settis, è stata assai infruttuosa (e infelice). Beppe Grillo si è preso la sua vendetta contro la “casta” pensante e li ha trattati da cortigiani, li ha accusati di mobilitarsi solo quando il Pd li chiama a raccolta, li ha ridicolizzati citando Giorgio Gaber: “Gli intellettuali fanno riflessioni considerazioni piene di allusioni allitterazioni, psicoconnessioni elucubrazioni, autodecisioni”. Luca Mastrantonio sul Corriere intravede nella vicenda una nemesi rispetto alla definizione che l’area progressista ha sempre dato dell’intellettuale, auspicando che fosse un po’ un Grillo parlante, con la fastidiosa missione di “seminare dubbi”. E con l’impegno, aggiungeva Umberto Eco, di essere almeno un po’ “creativo” rispetto al piatto lavoro propagandistico del funzionario di partito. Ecco però che arriva Grillo a svolgere il compito di un singolare “Grillo parlante” con il risultato di demolire la mistica dell’intellettuale progressista. Una figura a lungo presa di mira, anche se a destra spesso si è ritenuto che essere contro quel tipo di retorica intellettualistica dovesse significare ignorare l’azione che un tempo si chiamava metapolitica. Poiché oggi la demistificazione di Grillo rispetto al ruolo dell’intellettuale determina lo spazio di una riflessione, non sarebbe male riempirlo recuperando altre metafore, oltre a quella del Grillo parlante. Per esempio quella che si desume da una famosa citazione di Drieu La Rochelle dal Racconto segreto. L’intellettuale come colui che ha il compito di andare là dove nessuno è disposto a seguirlo. Non uno che si fa coscienza critica, dunque, ma uno che si dà all’avventura (evitando di diventare un avventuriero).