Monti come Schettino? Voci sull’abbandono di Scelta Civica

Non c’è solo la clamorosa lite tra Monti e Terzi, ci sono anche i sondaggi che segnalano una continua emorragia di consensi di Scelta Civica, il pericolo è di sparire dal futuro Parlamento. Con questo clima pesa la frase pronunciata ieri in Parlamento dal premier uscente che sente il fastidio di un ruolo di chi prende gli schiaffi. Un mandato dal quale «non vede l’ora di essere sollevato»è lo sfogo di Monti alle Camere di fronte al fuoco di fila del centrodestra che chiede anche le sue dimissioni dopo quelle dell’ormai ex ministro degli Esteri. Lo ha fatto esplicitamente attraverso il capogruppo del Pdl, Renato Brunetta: «Lei ora può anche dimettersi visto che lo avrebbe fatto» se non l’avesse dissuaso il Capo dello Stato «pur di occupare» lo scranno più alto del Senato, accusandolo di «tradimento morale del mandato che questo Parlamento aveva affidato al suo governo». E Maurizio Lupi rincara la dose con la frase «Anche i moderati si incazzano…». Anche Ignazio La Russa prende spunto dalla conduzione del caso dei due fucilieri, «culminata con le dimissioni del ministro» per definirla «la goccia che fa traboccare il vaso. Monti dovrebbe interrogarsi non solo sulla necessità di dimettersi» da premier, incalza l’esponente di Fratelli d’Italia, ma «anche da senatore a vita». Le indiscrezioni che arrivano da più parti sono univoche. La prima bocciatura è arrivata proprio dalla stampa estera, che tanto credito aveva dato al Professore: «Monti è politicamente morto per l’Europa», ha titolato nei giorni scorsi il quotidiano francese Le Monde. I giornali italiani sono unanimi sull’aria da “sciogliete le righe” in una coalizione troppo eterogenea: trovi ex missini, ex radicali, ex democristiani, ex diessini, ex rutelliani. Tutti gli ex dei partiti, uniti appassionatamente con la speranza di diventare ago della bilancia. Ma hanno fatto i conti senza i numeri: in Senato a Bersani mancano 37 voti e i loro ventuno comunque non sarebbero sufficienti neanche con l’aggiunta di tutti i senatori leghisti.  «Scelta civica sta vivendo una seria crisi d’identità, soprattutto dopo le nomine degli organi di partito e dei gruppi parlamentari. C’è già chi dice che ogni eletto vada o stia pensando di andare per la propria strada, cercando approdi futuri», ha scritto il Sole 24 ore. Analoga interpretazione arriva dal Messaggero: «Il Professore “disgustato” (aggettivo suo) anche dal proprio agglomerato partitico, vorrebbe ritirarsi e fare il senatore a vita”. Per dirla con il capogruppo Mario Mauro, altro ex eccellente (tutta la sua carriera politica è stata all’ombra di Berlusconi), «la gente ci chiede come a Schettino, andate a bordo. Dobbiamo governare la nave per far riprendere il suo percorso». Sillogismo implicito: anche per Mauro la nave montiana è già naufragata.