L’Italia piange Pietro Mennea, il nostro figlio del vento che scriveva libri e amava la politica

«Che vita! ah puoi dirlo, sento sempre il peso di un controllo appeso al collo. Che Vita! Pietro Mennea e Sara Simeoni son rivali alle elezioni…». Così Bersani (Samuele, quello buono, il cantante) nel brano Che vita, del 2002, scherzava sull’impegno politico dei due grandi campioni, approdati su fronti opposti, la saltatrice in alto a sinistra, il velocista con la destra, dopo un debutto con Di Pietro. Altri tempi, ma il ricordo vivo resta quello delle imprese sportive.  È finita in una clinica romana la lunga corsa di Pietro Mennea, olimpionico e primatista mondiale dei 200 metri dal 1979 al 1996, morto all’età di 61 anni per un male incurabile.  Era il Carl Lewis bianco, il nostro figlio del vento che l’Italia piange. La storia di Pietro Mennea è caratterizzata da un comune denominatore: tagliare traguardi e proiettarsi alla successiva sfida, considerare ogni successo un semplice punto di partenza anziché d’approdo e per questo è facile capire come un campione del suo calibro, riposti la tuta e gli scarpini, abbia potuto continuare a dare importanti contributi seppur in scenari differenti dalle piste d’atletica. Mennea, nella sua straordinaria carriera, è stato il primo atleta al mondo a riuscire nell’impresa di arrivare in finale ai Giochi olimpici in quattro edizioni consecutive (da Monaco ’72 a Los Angeles ’84). Ha conquistato un oro e due bronzi olimpici, un argento e un bronzo ai Mondiali, tre medaglie d’oro, due d’argento e una di bronzo ai campionati europei. Il suo 19’72 sui 200 è ancora record europeo e naturalmente italiano. Così come resiste il suo primato nazionale di 10″01 sui 100 metri, stabilito sempre nel suo anno d’oro, il 1979. Ma non è stato solo sportivo, è stato avvocato e commercialista e autore di venti libri. E anche insegnante di educazione fisica e professore universitario. Nel 2006 ha dato vita insieme alla moglie Manuela Olivieri alla “Fondazione Pietro Mennea”, una onlus che allo scopo primario di effettuare donazioni alle associazioni culturali e sportive, unisce quello di diffondere lo sport e i suoi valori e di promuovere la lotta al doping. E proprio quest’ultima è stata una battaglia sul quale si è impegnato anche durante la sua carriera politica: eurodeputato dal 1999 al 2004 prima nelle file dell’Idv e poi di Forza Italia, ha sempre al primo punto della sua agenda la lotta alle sostanze dopanti. Il suo è stato un impegno sempre diversificato. Tant’è che nel 2010 ha continuato a sorprendere: insieme alla consorte si è occupato di “class action” negli Usa per difendere alcuni risparmiatori italiani finiti nel crac della Lehman Brothers.