L’India vuole altre indagini per ribadire la sua competenza nel giudicare i due marò

Il governo indiano è intenzionato a chiedere ulteriori indagini sulla vicenda dei marò all’Agenzia nazionale di investigazione (Nia) «per  assicurare che siano giudicati in base alle leggi indiane» senza il ricorso a trattati internazionali come invece chiede l’Italia, secondo quanto riferiscono i giornali e la televisione Cnn-Ibn. Il governo ha anche deciso di presentare una “petition” alla Corte Suprema per ribadire il concetto che l’India ha giurisdizione per entrare nel merito di questo caso e che «le leggi indiane non entrano in conflitto con nessuno dei trattati o convenzioni delle Nazioni Unite». Come è noto, le indagini sull’uccisione dei due pescatori il 15 febbraio 2012 erano state condotte dalla polizia del Kerala, che aveva raccolto gli indizi e presentato un voluminoso fascicolo con i capi di imputazione al tribunale di Kollam. «Ora il governo centrale vuole un controllo diretto» e anche «imparziale», precisa l’emittente che cita fonti governative. Ma il fatto che New Delhi insista tanto sulla sua giurisdizione e non su quella internazionale non depone affatto bene sulla sorte dei nostri due marò. «Ci stiamo battendo» affinché la Corte speciale indiana possa andare presto al dunque –  ha dichiarato al Tg1 il nostro ambasciatore a New Delhi, Daniele Mancini – Crediamo sia interesse di tutte le componenti del governo indiano fare in modo che questo accada, per un giudizio non soltanto equo, come riteniamo che sarà, ma anche rapido. Questo è un momento importante perché, dopo le vicissitudini che tutti conosciamo, sono finalmente ripresi con discrezione i contatti politici tra i due Paesi».