Bersani punta su Boldrini alla Camera e Grasso a Montecitorio. I grillini: «Quei due se li votino loro»

Saltata la trattativa con i montiani, il Pd punta su due nomi nuovi per le presidenze di Camera e Senato: Laura Boldrini a Montecitorio e Piero Grasso al Senato. Due candidature che «vanno nella logica di responsabilità e cambiamento», ha spiegato Pier Luigi Bersani e che sembrano voler intercettare in tutti i modi i voti dei grillini. Alla Camera la deputata di Sinistra e libertà ed ex portavoce dell’Alto commissariato per le Nazioni unite per i rifugiati, a Palazzo Madama il procuratore nazionale antimafia. Bersani ha annunciato che, nonostante sia fallito il tentativo di condividere le presidenze con altre forze, «continueremo ad avere atteggiamento di condivisione e reciprocità anche per le presidenze delle commissioni». Dai grillini, però, arriva una netta chiusura. «Grasso e Boldrini se li votino loro», replica il capogruppo del M5s in Senato, Vito Crimi.  Improbabile, per ora, anche una sponda centrista. «Al momento l’intesa con il Pd o altri appare lontana», fanno sapere da Scelta Civica. Anche l’offerta fatta informalmente dal Pd di «un montiano sullo scranno più alto di Montecitorio (si erano fatti i nomi di Dellai e Balduzzi) sembra per ora molto difficile». Al termine del vertice con Mario Monti «l’orientamento è di votare scheda bianca» anche nel voto di questa mattina.

Ieri Giorgio Napolitano ha bocciato l’idea di Monti per uscire dallo stallo. Il premier aveva tentato di far convergere Pdl e Pd sul suo nome per la presidenza del Senato, ma è una soluzione che si è infranta contro il muro del Pd, i dubbi del Quirinale e l’indifferenza del Pdl. Il presidente della Repubblica gli ha fatto capire che, soprattutto in questa fase con i mercati che osservano l’Italia, Monti non può lasciare Palazzo Chigi. A dare manforte alla convinzione di Napolitano, il gelo del centrodestra su questa ipotesi, ma anche le perplessità di Bersani.