Un’altra sorpresa: per la stampa estera Berlusconi è il più credibile, gli altri sono… da circo equestre

Berlusconi? Un diavolo che gli elettori italiani «già conoscono», quindi è probabile che alla fine decidano di sceglierlo ancora perché gli altri candidati sono «disastrosi». La stampa estera prende in considerazione la possibilità che, nonostante le difficoltà della vigilia, alla fine sia il centrodestra a prevalere in questa consultazione elettorale. L’autorevole Wall Street Journal lo ipotizza in maniera esplicita, perché alla luce di quello che sta venendo fuori «le alternative non sono così migliori rispetto a lui». Il perché è presto detto. Il centrosinistra, secondo il Financial Times, aveva avuto l’opportunità di svecchiarsi con una vittoria di Matteo Renzi alle primarie, ma poi ha preferito confermare al vertice la vecchia guardia. Così l’Italia, che adesso sarebbe potuta essere a un passo «dalla vittoria di una sinistra moderna», si trova invece invece di fronte alla conferma della fiducia a Pier Luigi Bersani, sorretto da Nichi Vendola. Il che significa che è stata barattata la possibilità di «un giusto mix di politiche e riforme strutturali senza austerity» con le vecchie ricette della sinistra italiana fatte di tasse e di spesa pubblica. E Mario Monti e la sua Scelta civica? Peggio che andar di notte. Secondo il Wall Street Journal, all’inizio gli italiani non erano contrari al suo governo e hanno anche dimostrato di «non aver paura dei sacrifici» ma adesso, dopo che li ha tassati e poi li ha tassati ancora, non lo trovano più convincente come candidato premier: le intenzioni di voto lo dicono chiaramente. Che cosa gli viene imputato?  Il fatto che all’improvviso abbia deciso di “salire” in politica, di farsi un suo partito e di rincorrere Berlusconi, promettendo tagli alle tasse dopo che lui stesso, nell’ultimo anno e mezzo, le ha aumentate. Si candida come il nuovo che avanza ma, rileva il Wall Street Journal,  lo fa con una coalizione  che comprende «alcuni personaggi fra i peggiori dello zoo della politica italiana». Luigi Zingales, l’economista che in questi giorni ha lasciato “Fare per fermare il declino”, dopo aver scoperto che Oscar Giannino aveva taroccato il proprio curriculum, ha scritto un editoriale sul prestigioso quotidiano economico Usa e si è domandato perché, di fronte a questo scenario, gli italiani dovrebbero votare Bersani o Monti. Disastro per disastro, ha concluso, meglio non affrontare l’ignoto  e rischiare anche una possibile nuova patrimoniale. Ecco perché è probabile che alla fine i moderati tornino a votare e si pronuncino a favore del «diavolo che già conoscono».  Meglio Berlusconi che una coalizione figlia del Partito comunista di una volta e sulla cui superiorità morale il caso del Monte dei Paschi di Siena ha fatto cadere ogni illusione.