Tutti pazzi per i cani, l’asso nella manica da calare in campagna elettorale

Tutti pazzi per i cani. L’ultima arma mediatica sfoggiata sul ring della propaganda elettorale è niente poco di meno che il mitico quadrupede. Più delle first lady, o del mostro sul fronte avversario da sbattere in prima pagina, l’ultimo diktat in fatto di moda propagandistica sembra puntare sull’animale da compagnia per eccellenza. Lo scontro politico si riaccende dunque sul terreno animalista: nelle ultime settimane, infatti, non c’è stato leader politico che non sia stato immortalato in un salotto casalingo con tanto di cagnolino o gattino sulle ginocchia: una moda ereditata d’oltreoceano, che nelle stagioni più recenti ha portato sulla ribalta cani divenuti inconsapevoli protagonisti dello star system elettorale. Dallo Scottish Terrier nero che ha accompagnato George Bush per ben due mandati, a Bo, l’ormai famosissimo Cao d’Agua, una vera e propria celebrity della Casa Bianca che rischia di oscurare persino il glamour pupulista di Michelle, non c’è stato scatto o tweet che non abbia previsto l’amico a quattro zampe in primo piano. E se alcuni giorni fa la cagnolina dal nome profetico, Vittoria, era stata regalata a Silvio Berlusconi da parte dell’ex ministro del Tursimo, Michela Brambilla, a conferma di un amore per i cani del leader Pdl che viene da lontano, e dimostrato in epoche non sospette a suon di scoop fotografici ormai datati, galeotto è stato per Mario Monti lo spot reliazato alle Invasioni Barbariche con il regalo da parte della padrona di casa di Trozzy, prontamente – e demagogicamente – ribattezzato Empatia. Non per niente guidato nelle sue scelte promozionali dallo stesso guru a cui si era affidato in campagna elettorale Barack Obama, l’ex presidente del consiglio non si è lasciato sfuggire l’occasione di arruolare immediatamente il cucciolo, in servizio su Twitter. Dismesso il loden, divisa simbolo di rigore e sobrietà, il tecnopremier dimissionario ha pensato bene di rinverdire il look affidandosi al cagnolino immortalato in un ritratto di famiglia in un interno corredato di moglie e nipotini: un immagine ridondante, ben lontana dall’austerity imposta al Paese, che non ha tardato di far piovere sulla Rete commenti polemici, ironici e risentiti. A compendio, va aggiunto infine che persino l’arrabbiatissimo Beppe Grillo, esperto di autopromozione digitale, è riuscito a farsi immortalare ad Agrigento con Stefano al seguito: neanche a dirlo, un agguerrito bull dog francese. Come a dire che, dopo i social network, le nuove frontiere della strategia comunicativa impongono di aprire le porte della ricerca dei consensi al miglior amico dell’uomo… e della campagna elettorale.