Napolitano ha dinanzi a sé un rebus, e non può più giocare la “carta Monti”

E un rebus complicato quello che Napolitano si appresta ad affrontare, preceduto da un passaggio importante: una visita di Stato, domani, nel paese di Angela Merkel. Il presidente dovrà dare assicurazioni sulla stabilità del quadro politico italiano e non sarà una passeggiata, visto che già la stampa tedesca esprime previsioni nere e commenta con preoccupazione sia l’ascesa di Grillo sia la tenuta di Silvio Berlusconi. Stavolta poi non si può più giocare la carta del “tecnico” perché è stato lo stesso Monti, candidandosi a premier, a mettersi fuori gioco. Nel Pdl si tirano le somme e si mette a punto una strategia: che fare adesso che il partito è tornato centrale e protagonista nelle partite che si stanno per aprire, tra cui quella, delicatissima, per il Quirinale? C’è chi avanza l’ipotesi di uno scambio: Berlusconi al Quirinale e Bersani a capo di un governo di scopo che faccia quelle riforme essenziali per impedire a Grillo di fare il pigliatutto alla prossima chiamata elettorale. Ma Berlusconi potrebbe anche ambire alla presidenza del Senato visti i numeri che lo vedono più che determinante in quell’aula. Ora la tabella di marcia è la seguente: le Camere si riuniranno il 14 marzo con al primo punto all’ordine del giorno l’elezione dei presidenti dei due rami del Parlamento. A cascata, poi, la composizione dei gruppi parlamentari e delle nuove commissioni. Solo a quel punto scatteranno le consultazioni del Capo dello Stato per la formazione del nuovo governo. La nascita di una nuova legislatura impedisce al presidente della Repubblica di sciogliere le Camere perché ormai giunto a fine mandato (art. 88 della Costituzione) ma la situazione potrebbe risultare di stallo totale. E non solo perché, come avverte il costituzionalista Michele Ainis, dalle urne sono usciti tre poli (Pd, Pdl e M5S) non coalizzabili, ma anche perché non è detto che il Senato, con i numeri che sappiamo, riesca ad eleggere un nuovo presidente. In pratica, il rischio paralisi è ben presente anche all’inquilino del Colle. La Costituzione affida a lui la mossa per sbrogliare la matassa ma il semestre bianco lo mette in condizioni di non agire. E così l’Italia può trovasi in una condizione non invidiabile: senza governo, senza presidenti delle Camere, senza presidente della Repubblica. I partiti, dopo essersele date di santa ragione in campagna elettorale, sono costretti a trattare.