Yokoi Shoichi, la lunga guerra dell’ultimo samurai

Yokoi Shoichi, l’ultimo samurai che il 24 gennaio del 1972, 41 anni fa, fu trovato nell’isola di Guam delle Filippine, è stato nelle ultime ore protagonista di segnalazioni sul web, ricostruzioni storiche (su Rai storia) e omaggi on line (sul blog Qelsi) e con lui l’etica dei soldati giapponesi, desunta dal tradizionale codice di guerra Bushido, di cui la cultura nipponica è ancora profondamente intrisa. Quando il 15 agosto l’imperatore Hirohito accettò la resa e quando la firmò nella baia di Tokyo il 2 settembre seguente, molti soldati del Sol Levante pensarono che non fosse vero e alcuni considerarono le notizie come propaganda del nemico. Oltre a questo, molti soldati che erano sparsi nelle più remote isole del Pacifico, semplicemente non ne vennero a conoscenza, a volte per anni. Qualcuno per decenni. Uno di questi soldati-fantasma, che gli americani chiamano Japanese holdouts, Yokoi Shoichi, divenne suo malgrado il simbolo di tutti i suoi commilitoni che non vollero o non poterono arrendersi.

La consegna imperiale era chiara: non arrendersi per nessun motivo al nemico. E lui la rispettò, nascondendosi nella giungla insieme con due altri militari, ai quali sopravvisse dopo la loro morte, avvenuta nel 1964. Dal 1944 al 1972 Yokoi è rimasto sull’isola, che non è grandissima, sopravvivendo con quello che la natura gli offriva, nutrendosi anche di corteccia,  e utilizzando il suo equipaggiamento militare. Quel 24 gennaio di 41 anni fa due pescatori di Guam stavano mettendo trappole per i gamberi di fiume, quando videro sbucare dalla vegetazione quello strano personaggio vestito con fibre ricavate dall’ibiscus. Dapprima pensarono fosse un abitante di un villaggio, ma poi si resero conto che così non era e, dopo una breve colluttazione, riuscirono a ridurlo all’impotenza. Tornato in Giappone, Shoichi fu accolto come un eroe nazionale, anche perché, saputo dell’esito della guerra, dichiarò di provare vergogna per essere ritornato vivo in patria. Il popolo giapponese lo circondò di rispetto al punto che gli venne conferita la “Medaglia della grande Asia dell’Est”. Su di lui è stato scritto il libro “28 Years in the Guam Jungle: Sergeant Yokoi Home from World War II”. Trovò la sua nazione profondamente cambiata, e in realtà non riuscì mai a inserirvisi, anche se si sposò e andò a vivere con la moglie Mihoko nella prefettura di Aichi, mentre la sua grotta sotterranea a Guam è oggi un’attrazione turistica. Partecipò a molte trasmissioni televisive, tenne conferenze sulla sue singolare esperienza e insegnò nei corsi di sopravvivenza. Morì dove era nato, a Saori, nel settembre 1997.

Quello di Yokoi non è stato né il primo né l’ultimo caso di soldati-fantasma giapponesi ritrovati, anche se lui è il più famoso, come ha ricordato in questi giorni il sito internet “Qelsi”. Due anni dopo fu ritrovato, con il fucile in mano, nell’isola filippina di Lubang, il tenente dell’esercito imperiale Hiroo Onoda, che è ancora vivente. Addirittura fu necessario, nel 1974, che il suo ufficiale superiore si recasse nell’isola per convincerlo ad arrendersi. Su di lui c’è una bella canzone di Massimo Morsello, “Hiroo Onoda e la sua guerra”. E nel 2004, sempre nelle Filippine, emersero dalla giungla di Mindanao due ultraottuagenari, entrambi della 30esima divisione dell’esercito imperiale nipponico, che le truppe del generale Douglas McArthur non erano riuscite a stanare. Tra l’altro, i due erano in una zona controllata da gruppi antigovernativi musulmani. Stando a notizie stampa, i due si erano nascosti anche perché temevano un processo per alto tradimento, giacché erano sopravvissuti alla sconfitta… Negli anni successivi al dopoguerra, molti altri soldati giapponesi furono trovati, soprattutto nelle Filippine, ma anche a Iwo Jima. Nel 1949 ben 15mila giapponesi di stanza in Vina, si arresero tra i monti della Manciuria dove si erano allocati. Negli anni Sessanta qualcuno fu ucciso in scontri con le truppe di Manila, mentre due di loro combatterono in Vietnam con i Vietminh.

Il video della canzone di Morsello su Hiroo Onoda http://www.youtube.com/watch?v=rXEKpQf0V-M