Renzi: l’avevo detto che Berlusconi è un osso duro

Il “fattore Renzi” risulta essenziale in questa fase della campagna elettorale per il centrosinistra. Oggi molti giornali lo sottolineano e danno conto di uno scontro in consiglio comunale tra una pattuglia di consiglieri bersaniani e il sindaco intenzionato a licenziare alcuni dipendenti di un teatro del Maggio Fiorentino. Renzi non ha gradito l’ennesima querelle e avrebbe minacciato, stando ai rumors, di ritirarsi del tutto dalla campagna elettorale. A quel punto si mettono in moto i piani alti per far rientrare lo sgradevole incidente e Renzi, che aveva detto “o mi occupao del consiglio comunale o mi occupo della campagna elettorale”, torna a dichiarare la sua lealtà al partito. Intervistato da Lady Radio afferma:  “Ho detto a Bersani che sono a disposizione per dare una mano. Per quello che mi riguarda sono leale e serio, un partito non è un tram sul quale si sale o si scende a seconda dell’utilità. Spero che il Pd sia capace di andare a recuperare il consenso di chi ha qualche dubbio in più: quelli che vanno via e si candidano altrove sono 5-6, il punto è recuperare il voto”. E a questo proposito non rinuncia al classico “io l’avevo detto” ammettendo la pericolosità dell’avversario Berlusconi: “La partita è aperta, Berlusconi è un osso duro da non sottovalutare”. Il sindaco di Firenze ha quindi rivendicato la bontà della sua posizione, presentata nelle primarie del centrosinistra, a favore della ricerca di voti fra i delusi del centrodestra: “Da quando Berlusconi è tornato fuori, si vede che andare a prendere i voti nell’altro campo non è così male…”.

Dunque anche Renzi ci metterà la faccia in questa tornata elettorale, cominciando dal 23 gennaio, quando sarà ospite delle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi. In programma (ma la data è da fissare) c’è anche una manifestazione a Firenze con Pierluigi Bersani. Quindi Renzi pensa di organizzare qualcosa nelle regioni più difficili, Veneto e Lombardia.  Né tanto né poco, il minimo indispensabile. Si prosegue dunque con quella che il quotidiano Europa chiama la “strategia della presenza-assenza”, almeno fino al congresso Pd del prossimo autunno. Là, forse, Matteo scoprirà le carte.