Cent’anni fa gli aforismi di Lacerba

Cento anni fa, esattamente il 1 gennaio del 1913, usciva il primo numero della rivista anticonformista Lacerba, fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Il nome fu scelto ispirandosi al trattato scientifico di Cecco d’Ascoli (1269-1327) Acerba etas, più noto come L’Acerba, composto da 4865 versi in cui l’autore si scaglia contro Dante Alighieri e tutti gli esponenti della cultura dell’epoca considerati estranei e inconciliabili con il pensiero razionale e scientifico. Fu di Papini l’idea di inserire un verso tratto dall’opera di Cecco d’Ascoli nella testata della rivista, “Qui non si canta al modo delle rane”, che divenne il motto iconoclasta della rivista cui collaborarono inizialmente i futuristi, Marinetti in primis, che vi elaborò le sue teorie sul verso futurista, ma anche Boccioni e Carrà. La rivista uscì fino al 1915 per complessivi sessantanove numeri. Ad affiancare gli scritti dei fondatori  ci furono inizialmente Aldo Palazzaschi e Italo Tavolato. Collaborano inoltre Francesco Cangiullo, Luciano Folgore, Bino Binazzi, Auro D’Alba, Francesco Balilla Pratella, Ottone Rosai; i poeti Giuseppe Ungaretti, Camillo Sbarbaro, Dino Campana e Corrado Govoni. Fra gli autori stranieri vi sono Guillaume Apollinaire, Max Jacob, Theodor Daübler, Henri Des Pruraux, Christophe Nevinson, Rémy de Gourmont, Hélène d’Oettingen. Vengono pubblicati disegni e dipinti di Soffici, Boccioni, Carrà e Picasso. Traduzuoni da Mallarmé, Lautreamont, Kraus, Nietzsche. Per il tono polemico e la ricchezza delle proposte Lacerba si impose come una delle principali pubblicazioni d’avanguardia in Europa schierandosi contro il clero e i socialisti, contro l’arte ufficiale, contro la neutralità dell’Italia allo scoppio della Prima guerra mondiale. Il primo articolo, il famoso “Introibo”, costituisce una sorta di manifesto programmatico in 16 punti in cui si esaltano la concisione dello stile e l’aforisma, la genialità dell’artista, la libertà dell’io spirituale e si combattono gli idealismi. “Sarà questo un foglio stonato, urtante, spiacevole e personale. Sarà uno sfogo per nostro beneficio e per quelli che non sono del tutto rimbecilliti dagli odierni idealismi, riformismi, umanitarismi, cristianismi e moralismi”. E ancora, al punto al punto 8: “Sappiamo troppo, comprendiamo troppo: siamo a un bivio. O ammazzarsi – o combattere, ridere e cantare. Scegliamo questa via – per ora”. Infine al punto 11: “Noi amiamo la verità fino al paradosso (incluso) – la vita fino al male (incluso) – e l’arte fino alla stranezza (inclusa)”.