Pdl, lo “spezzatino” sarebbe un suicidio

La settimana politica del Pdl si chiude con una serie di incognite sulla sorte delle primarie, sulla scesa in campo di Berlusconi con un nuovo soggetto politico e sulle conseguenze che tale ipotesi provocherebbe tra le diverse componenti del partito. Queste nubi si diraderanno martedì nel corso dell’Ufficio di presidenza. Ma c’è una dato concreto che questo scorcio di settimana offre al ragionamento ed è il risultato emerso dal sondaggio realizzato dalla Swg per la trasmissione “Agorà” che ha provato a monitorare quanti voti raccoglierebbe un’ipotetica lista “Forza Italia 2.0”. Secondo l’Istituto triestino, alle prossime elezioni politiche questa formazione potrebbe raggiungere il non esaltante 9,3 per cento, percentuale neanche comparabile ai numeri della “bella époque” conosciuta dal Cavaliere. Molto più interessanti dei numeri sono però le spiegazioni date dal presidente dell’Swg, Roberto Weber, al quale dovrebbero prestare orecchio i vertici del partito. «I voti di “Forza Italia 2.0” proverrebbero tutti dal Pdl, che quindi scenderebbe circa al 4 per cento». Per chiarire, “Forza Italia 2.0” più il Pdl prenderebbero meno dell’attuale percentuale del Pdl. Tanto per capirci, il tanto evocato “spacchettamento” sarebbe un suicidio politico annunciato, vista e considerata la cornice inquietante in cui si inserisce, con un Pdl che l’Swg calcola al 14,3% ( in calo rispetto a una precedente rilevazione) e con un Pd che balza al 30% e “doppia” abbondantemente il Pdl. La nuova lista, ipotetica, di Berlusconi attingerebbe dallo stesso elettorato del Pdl. “Spacchettare” significherebbe depauperare. Il nuovo partito non sarebbe un valore aggiunto per le prospettive del centrodestra, al contrario, un fallimento.
Si spera che i dati emersi da questo sondaggio possano essere più che un’indicazione messa sul tavolo dell’Ufficio di presidenza, nella valutazione che l’unità del partito rappresenta una base irrinunciabile da cui fissare una ripartenza, per ribaltare un quadro politico che attualmente ci vede abbondantemente all’inseguimento del centrosinistra, visti i sondaggi.
«Ritengo che Berlusconi debba sciogliere dei nodi: vediamo che argomenti porterà nella riunione della prossima settimana», considera Maurizio Gasparri. «Se l’ipotesi fosse quella di tornare a Forza Italia, ciascuno si regolerà di conseguenza». Ieri il presidente del gruppo Pdl al Senato da Radio Città Futura si è dichiarato a favore del bipolarismo ma ha ribadito: «Se dovessero prevalere idee in cui Berlusconi propone quattro, cinque liste, mi sentirò io “in primis”, chiamato in causa per dire la mia». C’è poi da definire una volta per tutte la questione delle primarie, che per gran parte del partito sono uno degli strumenti privilegiati per mettere in moto il motore del rilancio e del coinvolgimento dell’elettorato. I giovani del Pdl le vogliono, tante anime del partito le vogliono e martedì Giorgia Meloni insisterà di nuovo, con forza: «Torno a fare appello a Berlusconi. Non rovini tutto», dice intervistata da Repubblica: «Nessuno pensi che le primarie si possano smantellare davvero così e dire ai 200 mila elettori che hanno firmato per le nostre candidature che avevamo scherzato». «L’ufficio di presidenza ha approvato all’unanimità lo svolgimento della consultazione e in quella sede decideremo», conclude l’ex ministro della Gioventù. Sulla convocazione dell’Ufficio di presidenza la prossima settimana che si terrà entro mercoledì pesa anche l’esito della trattativa sulla riforma elettorale in corso al Senato, se si troverà o meno un accordo tra le forze politiche. Fino ad allora le primarie resteranno in bilico. Il segretario Alfano anche ieri ha trascorso una giornata intensa tra contatti e incontri per studiare la linea politica da tenere nei prossimi giorni. Ha annullato gli impegni di oggi (non andrà all’Assemblea costituente del Lazio organizzata a Roma dai Cristiano popolari di Mario Baccini), perché è atteso ad Arcore per un faccia a faccia decisivo con Berlusconi.