La disoccupazione a livelli record: è il tocco magico di Mario Monti…

Stavolta il Dottor Strange del governo italiano non ha saputo utilizzare le sue arti mistiche. La magìa di Monti non ha funzionato perché di fronte alle cifre ufficiali non ci sono trucchi che tengano e non basta neppure il coro di elogi che accompagnano ogni sua parola e ogni sua azione, manco fosse l’uomo dei miracoli, con l’orchestra diretta da Casini e dai giornali “amici”. E quel che più colpisce è il confronto con il governo precedente, un confronto che ora non conviene più a nessuno e che quindi si cerca di nascondere accuratamente, magari chiudendolo in una cassaforte. La prova di fuoco è la disoccupazione. L’Istat precisa che siamo arrivati al 10,9 per cento (il massimo dal 1999) e annuncia che il prossimo anno salirà pericolosamente all’11,5 per poi attestarsi all’11,8 per cento nel 2014. Eppure nessuno protesta, nessuno chiede le dimissioni di Monti e dei suoi. L’estate del 2011 (poco più di un anno fa) sembra lontana mille anni: premier era Berlusconi e il tono era ben diverso. I disoccupati erano fermi all’8 per cento (al di sotto della media Ue) ma Cesare Damiano, del Pd, parlava di «Paese in difficoltà» e di un esecutivo che «volutamente» ignorava la situazione. Eppure era stato fatto di tutto per garantire la pace sociale a chi aveva perso il lavoro con stanziamenti per 38 miliardi di euro. E la disoccupazione giovanile? Nulla di paragonabile. Con il Cav a Palazzo Chigi i giovani senza lavoro erano il 27,8 per cento, oggi raggiungono  il 35,9 e sono in rapida crescita, con una percentuale di donne del 51,8, la più alta dal 1993. Servirebbe più sviluppo, invece i tecnici ci servono cospicue manovre a base di tasse, con una pressione fiscale che in un anno è passata dal 43 al 45,6 er cento e robuste quote di Pil che, dalle famiglie e dall’economia privata, migrano verso la spesa pubblica parassitaria e clientelare. Così stiamo generando nuova recessione e nuovi disoccupati, ma gli italiani non debbono saperlo, perché dal Quirinale a Casini fino ad Angela Merkel, tutti giurano che il tecnopremier è insostituibile. Perché è un mago come il Dottor Strange. Purtroppo, però, non siamo nel mondo dei fumetti.