Stabilità, Brunetta si mette di traverso

Si scaldano i toni sulla legge di stabilità, attualmente in discussione nella commissione Bilancio e Programmazione della Camera dei deputati:
il relatore del provvedimento e deputato del Pdl Renato Brunetta ieri ha attaccato duramente il governo Monti, accusato di aver avuto «un atteggiamento differente nei confronti delle recenti dichiarazioni di Pier Luigi Bersani e di Silvio Berlusconi». L’ex ministro della Funzione pubblica, nel corso della discussione generale in commissione Bilancio alla Camera, ha accusato l’esecutivo di aver usato due pesi e due misure nei confronti di Bersani e di Berlusconi. «La scorsa settimana – ha detto – quando il segretario del Pd ha dichiarato che non avrebbe votato la Legge di stabilità se la stessa non fosse stata modificata in modo significativo, nessuno ha osservato che così affondava l’Italia o che stava tradendo la parola data. Il governo – ha sottolineato ancora Brunetta – si è limitato a manifestare la propria disponibilità al confronto. Quando invece – ha evidenziato – nei giorni scorsi Silvio Berlusconi ha avanzato forti critiche alla Legge di stabilità e ha dichiarato che avrebbe potuto togliere la fiducia al governo, nessuna manifestazione di apertura è venuta. Quando a taluni viene consentito – ha concluso – ciò che ad altri è negato, venga meno l’affidabilità delle dichiarazioni istituzionali». E ha rincarato la dose in tv:  «Se non riuscirò a imporre modifiche alla legge di stabilità mi dimetto da relatore. È il minimo che possa fare per gli elettori del Pdl che non vogliono Monti», ha infatti ha affermato l’ex ministro per la pubblica Amministrazione e l’Innovazione intervenendo ieri mattina a “La telefonata” di Belpietro, in onda su Canale 5.
In commissione, Brunetta è poi passato a elencare le modifiche da attuare, come ad esempio la cosiddetta Tobin-tax: «La Tobin-tax rischia di diventare un boomerang» e dunque va rivista». La nuova tassa può «determinare una sensibile riduzione delle transazioni, a fronte di un gettito stimato in poco più di un miliardo, e rischia – ha spiegato Brunetta – di penalizzare il ricorso al capitale di rischio rispetto all’indebitamento, laddove il rafforzamento patrimoniale delle imprese è una delle priorità per lo sviluppo della competitività». Quanto alla pressione fiscale, Brunetta ritiene che occorra «costituire due fondi, il primo volto a ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e l’altro, alimentato attraverso l’eliminazione delle cattive agevolazioni in favore delle imprese, a consentire una parallela riduzione dell’Irap». «In tal modo – ha aggiunto – si potrà dare un segnale forte in favore delle crescita e della produttività, alleggerendo la pressione fiscale nei confronti delle famiglie e delle imprese».
Pronta anche se non convincente la replica del governo: «Il governo e in particolare il ministero dell’Economia – questa la difesa del Sottosegretario al Tesoro Gianfranco Polillo – non ha intenzione di operare alcuna distinzione tra le forze politiche che lo sostengono ma si rivolge all’intera maggioranza». «Le intenzioni dell’esecutivo – ha detto ancora Polillo – sono quelle di parlare all’intera maggioranza che ha adottato scelte non facili in un contesto economico e finanziario particolarmente difficile».
In ogni caso la linea di Berlusconi peserà comunque anche sulla legge di stabilità: a preoccuparsene sono soprattutto gli altri partiti di maggioranza, Pd e Udc. Dal Pdl arrivano segnali di rassicurazione, che hanno pure spinto la maggioranza a lavorare alle prime ipotesi di modifica al testo. Decisivo sarà un incontro con il ministro dell’Economia Vittorio Grilli che potrebbe svolgersi oggi, giorno in cui scade il termine per presentare gli emendamenti in commissione Bilancio.
In questa ottica si cominciano a ipotizzare le modifiche da apportare alla manovra, incentrate sui capitoli Irpef e Iva. La neutralizzazione dell’aumento di entrambe le aliquote Iva, (11% e 21%) costerebbe troppo, cioè 6,6 miliardi. L’idea è quindi quella di evitare solo l’innalzamento dell’aliquota intermedia che, assieme a quella del 4%, incide su quasi tutti i beni di prima necessità, con un costo di 2,2 miliardi.
Verrebbe invece del tutto riscritto il capitolo dell’Irpef, con l’annesso taglio retroattivo di detrazioni e deduzioni: se ne ricaverebbero circa 3,5 miliardi. Per abbassare la pressione fiscale si punterebbe invece sulle detrazioni fiscali dei lavoratori (lavoro dipendente, carichi familiari, ecc) e sull’Irap per quanto riguarda le imprese. Altre risorse arriverebbero dal Fondo di 900 milioni di Palazzo Chigi, da cui ricavare 3-400 milioni (altri 100 per gli esodati, e circa 400 per la non autosufficienza). Infine altri soldi potrebbero giungere dalla cosiddetta Agenda Giavazzi, vale a dire il taglio delle detrazioni a settori industriali non più giustificati in termini di politica economica.
Comunque le modifiche alla Legge saranno oggi al centro di un incontro tra i due relatori (Pier Paolo Baretta del Pd e Renato Brunetta del Pdl) e il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. L’incontro, che dovrebbe svolgersi alle 16 al Tesoro, sarà rigorosamente riservato. Al centro del confronto le modifiche dei relatori ma anche quelle dei singoli deputati.
E dalla regione Lazio giunge un assist per Brunetta: «Concordo con Renato Brunetta quando afferma che gli obiettivi principali del governo devono essere quello del rispetto dei saldi e del pareggio di bilancio nel 2013, ma anche che il testo della legge di Stabilità, di cui è relatore, debba salvaguardare tutti quei fattori che possono e devono promuovere lo sviluppo del nostro Paese, e allo stato attuale non sembra lo faccia», ha infatti sostenuto il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese. «Ciò significherebbe anche contribuire a promuovere lo sviluppo a livello regionale, nei territori – ha aggiunto -. Non dobbiamo sottrarci alle doverose regole già imposte con la recente legge della “spending review” ma affiancando ai tagli dei costi in essa previsti azioni volte a diminuire l’attuale regime di tassazione, sia in riferimento all’Irpef che all’Irap. Si possono in questo modo recuperare risorse tagliando la spesa pubblica improduttiva e utilizzando parte di questi introiti per abbattere il nostro elevato debito pubblico. Azione che affiancata ad altre, quali una seria riduzione del carico fiscale sulle quote dei redditi da lavoro dipendente, ad esempio, potrebbe incentivare le assunzioni e migliorare la produttività delle nostre Pmi».