Nel villaggio di Atreju tra libri, fumetti e goliardia

Entri nel villaggio del protagonista della Storia infinita, da quattordici anni mascotte della festa, lasci alle spalle il Colosseo, e ti imbatti subito negli stand, allestiti con cura professionale. «Siamo migliorati, con il tempo», dice un ragazzo arrivato da Siracusa, «ma siamo sempre artigiani dell’allestimento». Il taglio del nastro è tra mezz’ora, c’è fibrillazione. «Speriamo che non piova, ce l’abbiamo messa tutta», sorride Federica mentre distribuisce la magliette ufficiali con l’immancabile scritta Senza Paura. Serena, militante doc e addetta stampa, fa su e giù tra l’ingresso, il palco e lo stand accoglienza giornalisti. Stanca? «Per ora va tutto bene, teniamo botta», sorride mentre il telefono squilla. Domenica si farà una bella dormita.
Curate da Andrea Moi, occhi vispi e gesti velocissimi, le esposizioni fotografiche si fanno notare. La prima è intitolata Europa con il cuore senza rating. «È una carrellata di pietre miliari e luoghi delle nostre terre, per ricordare la storia comune che unisce i popoli europei», spiega, «da Stonehenge al Partenone, passando per il monastero benedettino di Subiaco, «per ripercorrere le tappe di una tradizione millenaria che unisce non sulla base di accordi economici, ma su valori e idee per i quali tanti, come Giovanna D’Arco e Jan Palach, hanno scelto di sacrificare la propria vita. Dal Piave al Muro di Berlino per ricordare che tutti noi siamo europei, siamo nati qui, dove è nata la civiltà, nell’Europa con il cuore senza rating».Tradizionalisti? Passatisti? «Senza radici non c’è futuro», dice. E lui tra street art e sperimentazioni grafiche non è certo uno con il torcicollo. Segue la mostra Senzapaura: i nostri imperativi, le nostre scelte di vita. «Abbiamo declinato i verbi all’infinito di chi crede che questo non è il tempo per arrendersi, ma di guardare oltre, per vivere e lottare contro questa crisi». Che è il filo conduttore della kermesse, meeting non è un nome che amano. «Al nichilismo rispondiamo con la nostra voglia di cambiare, di difendere ciò che ci appartiene, per non perdere di vista l’amore che ci lega alla nostra terra, alla nostra casa, alla nostra famiglia e dunque al nostro domani». Una mostra ispirata allo stile Bansky, provocatoria e ribelle. In allestimento Il governo Monti Python ideata da Federico Mollicone. A cavallo tra l’humor inglese e il dramma quotidiano delle gaffe del premier tecnico. È un montaggio di video che mette insieme i paradossi del governo Monti e la comicità dei britannici Monty Python, Maurizio Crozza e altri comici. Mentre, come dice lo stesso Monti, «andiamo a fondo», i ragazzi della Giovane Italia vogliono anche ridere «per non piangere», per esorcizzare. Sono così. Goliardici, preparati, un po’ guasconi. Chi cerca passatismi da una parte o berlusconismi fuori tempo massimo resta deluso. Passeggiando per il villaggio, seguendo i ragazzi tra i dedali del villaggio in cima al Parco del Celio non trova le tipologie che i media vorrebbero congelare: non trovi da una parte gli ex aennini under trenta, identitari dalla mascella volitiva, dall’altra gli ex forzisti, con l’occhio rivolto ad Arcore e il pensiero ai sondaggi e alla riforma elettorale. Daniele, 26 anni, militante da otto («Atreju è stato il mio battesimo del fuoco, ho iniziato a fare politica ad aprile e a settembre mi sono trovato in mezzo al casino della festa»), per esempio, sta leggendo Osteria volantedi Chersterton, non proprio il vangelo secondo Silvio. «Non l’ho ancora finito, mi ha catturato da subito. Il protagonista immagina una vita futura, un mondo che non c’è ancora ma che a distanza di cento anni da quando è stato scritto si rivela reale. Mi piace Cherstelton, simile a Tolkien per lo stile onirico, visionario, e con valori precisi». A Daniele piace il  capitano irlandese che lancia la rivoluzione popolare, portando in giro per tutto il paese l’insegna di un pub, L’osteria volante. «Non mi interessa molto l’intervento che farà Berlusconi, anche se ci sarò». Addirittura? «Cioè, non mi interessa se scioglierà o meno le sue riserve sulla candidatura a Palazzo Chigi». Invece è importante – si infila Caterina, occhi castani e capelli rossissimi – «non perché da lui dipendono i nostri destini ma perché le dinamiche del Pdl non possono lasciarci indifferenti». Anche per cambiarle se non «ci garbano» (è fiorentina). Vorrebbero il tanto declamato (anche dagli “anziani”) ricambio generazionale, «Fate largo all’Italia che avanza» era il titolo della passata edizione di Atreju. «Non perché l’età sia sinonimo dai talento, ma perché vogliamo cimentarci e le vecchie facce devono darci la possibilità di esprimerci, magari facendo un passo indietro». «Sì, l’intervento di Alfano mi interessa, l’anno scorso, era appena diventato segretario, ha detto cose perfette», dice ancora Daniele. «Speriamo che le realizzi».