I settant’anni di Felice Gimondi, campione del ciclismo in bianco e nero

Compie settant’anni Felice Gimondi. Il campione che è stato al ciclismo quello che Ettore è stato per l’Iliade. Se l’eroe omerico aveva avuto la sventura di trovare come avversario un semidio come Achille, al nostro ciclista capitò la sciagura di correre negli stessi anni del Cannibale. Praticamente la stessa cosa. Non si può infatti parlare di Gimondi senza parlare di Eddy Merckx. Il campione belga entrato nella leggenda delle due ruote. Perché se Gimondi ha fatto la storia vincendo tutto (Tour de France, Giro d’Italia, Vuelta, campionato del mondo su strada), Merckx è stato leggenda. Oggi entrambi hanno le facce attempate, ma restano i veri volti del ciclismo dei nostri tempi. Gli auguri più sinceri sono proprio quelli del campione belga: «Io e Gimondi siamo stati due campioni veri, insieme abbiamo fatto la storia del ciclismo. La nostra generazione ha reso il ciclismo epico e leggendario. Abbiamo corso insieme tanti anni (dal ’64 al ’78) e sono stati anni di battaglie, di scontri all’ultimo chilometro, di duelli d’altri tempi». Gimondi ha sempre sostenuto che la presenza di Merckx ha dato più lustro alle sue vittorie ma non può nascondere il rammarico: «Avrei preferito non incontrarlo, è stato un incubo». Perché Felice è anche un campione di sincerità. Auguri Gimondi, a nome dei milioni di italiani che hai fatto sognare.