Modello New Jersey per la Casa Bianca

È un susseguirsi di colpi bassi tra Democratici e Repubblicani alla convention dei secondi in corso a Tampa, in Florida. Anche se la scena della kermesse repubblicana, che ha comunque incoronato Mitt Romney cone sfidante del presidente Barack Obama, è stata un po’ rubata dall’uragano Isaac che si avvicina minacciosamente a New Orleans, martedì notte la moglie dell’ex governatore del Massachussets, Ann, ha parlato all’assemblea, su consiglio del trust dei cervelli di Romney, per «spiegare» agli americani la vera natura del marito che, secondo i sondaggi, non è certo un mostro di simpatia e di comunicatività. Forse si è tramutato in un boomerang per gli strateghi repubblicani (gli stessi che di fatto hanno esautorato John McCain, neanche presente a Tampa), che speravano di fare il colpaccio facendo dipingere Romney da chi lo conosce di più per farlo sembrare uno del popolo, una persona normale, dedita alla famiglia e grande lottatore contro le difficoltà della vita, invertendo cioè l’immagine che la maggior parte degli americani ha di lui, ossia quella di un milionario allergico alle tasse. Ann ce l’ha messa tutta, ma è sembrata un po’ troppo sopra le righe nel descrivere le qualità del suo amato marito.
Meglio è andato il governatore eletto nel democraticissimo New Jersey, Chris Christie, cui gli strateghi in questione hanno affidato il compito di fare il discorso più importante, il cosiddetto “keynote speech”, che con grande entusiasmo ha trascinato la platea in una standing ovation sincera e prolungata. Christie ha raccontato del suo miracolo nel New Jersey dove, grazie al rigore fiscale ma soprattutto alla collaborazione bipartisan della popolazione, è riuscito a far quadrare il bilancio e a fare cose che alla vigilia del suo governatorato sembravano irrealizzabili. E ha garantito che Romney potrebbe far uscire gli Stati Uniti dalla crisi: «Non siamo mai stati vittime del destino, ma padroni di noi stessi. Non voglio far parte di una generazione che fallisce. Voglio che i miei figli vivano in un secondo “secolo americano” – ha detto Christie – È tempo di alzarsi in piedi, non c’è più tempo da perdere. Se voi combatterete con me per Mitt Romney, io combatterò con voi». È stato convincente, tanto che molti si chiedono perché Romney non abbia scelto lui come vice, scegliendo invece Paul Ryan.
E, alla vigilia di quella che avrebbe dovuto essere la giornata proprio di Ryan, lo staff di Obama ha messo in circolazione un video contro di lui molto duro. «Paul Ryan ha messo in chiaro che vuole riportare indietro il Paese all’èra delle politiche fallimentari che hanno provocato la crisi economica», sono state le parole con cui la campagna di Obama ha attaccato frontalmente il candidato repubblicano alla vicepresidenza in uno spot elettorale mandato in onda a poche ore dal discorso di Ryan. La strategia della campagna del presidente, che ha montato nello spot delle immagini sgranate e in bianco e nero del deputato vicino al Tea Party ad evocarne lo spirito antiquato, è tesa a fare breccia tra quella maggioranza degli americani, il 43% secondo un recente sondaggio, che non sono entusiasti di Ryan. Secondo il rilevamento di Public Policy Polling (Ppp), il 41% ne ha invece un’opinione positiva e un 15% ancora non si è fatta un’idea sul candidato Gop alla vicepresidenza. Il giovane deputato del Wisconsin che divide l’America è considerato un importante ideologo del conservatorismo fiscale, ed è il presidente della commissione Bilancio della Camera, che ha messo il suo sigillo al piano Tea Party che prevede il risanamento del bilancio a suon di tagli drastici della spesa pubblica, infatti suscita sentimenti opposti. La società demoscopica Pew Center registra come alla maggioranza degli americani non piaccia la proposta di privatizzazione del Medicare, l’assistenza sanitaria pubblica per gli anziani, proposta da Ryan. Secondo un sondaggio, il 49% degli americani disapprova l’idea di dare ai singoli pensionati dei voucher per potersi pagare un’assicurazione sanitaria piuttosto che affidarsi a quella pubblica. Solo il 34% degli intervistati sostiene la proposta avanzata dal presidente della commissione Bilancio della Camera e che è stata approvata già due volte dalla maggioranza repubblicana.
Malgrado i sondaggi, che hanno visto negli ultimi mesi l’inquilino della Casa Bianca ancora favorito, tuttavia Obama teme ora l’avanzata repubblicana: il presidente ha iniziato in queste ore la sua controffensiva all’attenzione mediatica causata dall’evento di Tampa. In due giorni ha toccato ben tre Stati-chiave per l’esito delle prossime elezioni: Iowa, Colorado e Virginia. E proprio da Ames, in Iowa, lo Stato dove nel 2008 partì la sua corsa trionfale per la Casa Bianca, Obama ha parlato a una platea di 6.000 studenti invitandoli a «credere». E a non scoraggiarsi di fronte alle proposte dei repubblicani che – a suo dire – riporterebbero il Paese indietro: non solo non aiutandolo a uscire dalla crisi, ma portandolo sui posizioni più estremiste anche sulle più delicate questioni sociali. L’affondo di Obama – che la prossima settimana accetterà a sua volta la nomination dalla convention democratica a Charlotte, in North Carolina – rompe ogni protocollo col passato, quando durante una convention difficilmente un presidente partecipava a “controeventi” di natura elettorale.