La Coca Cola bibita no global? Non più, ora è antigovernativa

Strano destino quello della Coca Cola, simbolo dell’«odiato» capitalismo made in Usa. È stata la bibita più boicottata dai movimenti politici no global tanto a destra quanto a sinistra. Oggi però, complice il discusso decreto (poi rinviato) anti-bibite gassate, è diventata una bevanda da ingurgitare in segno di protesta antigovernativa. Proprio quest’ultima è infatti la scelta per cui ha optato la Lega Nord a Trento dove oggi saranno distribuite lattine di Coca Cola, Chinotto e bottiglie di grappa contro il provvedimento annunciato dal governo Monti. Dietro le misure allo studio c’è poi quella pretesa di normare gli stili di vita che al Carroccio e non solo proprio non va giù, un ingrediente indigesto molto più della Coca Cola. Qualcuno ricorderà che a Torino, nel 2005, in occasioni delle Olimpiadi invernali, il consiglio comunale votò un odg presentato da Rifondazione comunista e dai Comunisti italiani che impegnava i dipendenti a non bere Coca Cola, togliendo addirittura dai distributori presenti negli edifici comunali le lattine e le bottigliette recanti il contestato marchio. Sempre in quell’occasione Fausto Bertinotti confessò di non essere un abituale bevitore di Coca Cola. Un caso analogo avvenne un anno dopo all’università Roma Tre dove passò una delibera che stabiliva di affiancare alle bollicine della Coca Cola nei distributori in facoltà anche prodotti del consumo equo e solidale.  Sul fronte opposto è noto che, anche grazie alla lettura di Julius Evola, i giovani di destra hanno a lungo individuato nella Coca Cola e nei Mc Donald’s le icone di una massificazione e di un pensiero del “consumo unico” che andavano rifiutati in blocco.
Oggi tutto è cambiato: in prima fila contro il calvinismo salutista ostentato dal governo che vuole tassare le bibite gassate c’è proprio la destra, che critica la pretesa di orientare gli stili di vita dei cittadini, tanto più se si tratta di una scusa per introdurre nuove forme di tassazione. E la sinistra anti-Monti non resta in finestra, con Paolo Ferrero (Prc) che chiede a gran voce di tassare i grandi patrimoni invece di pensare alla Coca Cola. E la Lega, localista e tradizionalista, si adegua: brinda con una bevanda multinazionale e molto poco padana purché sia per augurare corta vita al governo Monti.