Merkel: al vertice non ci sarà alcuna bacchetta magica

All’insegna del «non facciamoci illusioni», ieri frau Merkel aveva gelato l’attesa della partitissima del vertice europeo, oggi al suo fischio d’inizio. La tattica della Merkel non è delle più incoraggianti per chi si attende, oggi o domani, un gol risolutivo per arginare la crisi dei Paesi dell’eurozona. L’altro ieri la cancelliera aveva detto «mai eurobond finché son viva» e ieri lo ha ripetuto, se per caso qualcuno non avesse capito bene. “Repetita iuvant”: gli eurobond rappresenterebbero «la ripetizione di un errore del passato» dimostrando che l’Europa «non ha imparato la lezione». Anzi: «Temo che al Consiglio europeo si parlerà troppo di tutte le idee possibili per la mutualizzazione del debito e troppo poco di come migliorare i controlli e le riforme strutturali», ha aggiunto innescando il freno a mano sulla condivisione del debito in Europa.
Ma il più bello è venuto dopo. «Non mi faccio illusioni. Mi aspetto a Bruxelles discussioni controverse. E, se non tutti, molti occhi saranno puntati ancora una volta sulla Germania», ha detto parlando al Bundestag. «Dico subito quello che non sarà detto mai abbastanza: non esiste alcuna soluzione facile e veloce a questa crisi». Non ci saranno risultati risolutivi, in sintesi. Tramontata l’idea di Monti di dare il via agli eurobond per acquistare quote di debito degli Stati, l’unico risultato che il premier italiano può portare a casa sarà il contenimento artificiale dello spread per i Paesi virtuosi, risultato che intascherà grazie all’assist del presidente francese Hollande che ieri è andato in suo appoggio: «L’Italia ha il pieno appoggio politico della Francia», ha detto promettendo di aiutare Monti sulle soluzioni per uscire dalla crisi, inclusa l’ipotesi di utilizzare il fondo salva-Stati europeo per un meccanismo di stabilizzazione degli spread, un sistema che consente ai Paesi virtuosi, come l’Italia, di finanziarsi a tassi ragionevoli.
Sull’aggettivo “virtuoso” potrebbe ruotare tutto il dibattito a Bruxelles. Da queste parole si ricava che: i governi nazionali poco avrebbero potuto fare ieri, poco possono fare oggi, da soli, per controllare l’impennata dello spread; che non esiste una formula magica alla crisi, parola della Merkel. E che l’Italia è un Paese “virtuoso”. I più onesti capiranno anche che non si diventa “virtuosi” in una manciata di mesi. Forse qualcuno ci spiegherà, prima o poi, come mai ci avevano detto che sarebbe bastato il taumaturgico passo indietro dell’ex premier Berlusconi per fare il “tana-libera-tutti” dalla crisi. Dove sono quelli che sostenevano che Berlusconi a casa significava automaticamente un -300 di spread, e  che senza Cav e con Monti tutto sarebbe tornato a posto? Il “miracolo”, non c’è stato, visto che la Merkel continua ad ammonire di non farsi troppe illusioni e che «non esiste una soluzione veloce o facile alla crisi».
Il risultato modesto che si profila, dunque, per Monti è che, messi da parte gli eurobond, la Merkel sia disposta a ragionare, forse, su una limitata condivisione del debito, un passo intermedio, una sorta di scudo artificiale per frenare la “febbre” degli spread. Ieri si era registrata un’apertura al riguardo («il meccanismo europeo di stabilità Esm deve entrare in vigore al più presto, aveva detto). Nell’incontro parigino Merkel e Hollande hanno presumibilmente discusso anche di questo, cercando di  avvicinare le loro posizioni alla vigilia del vertice odierno. Destini incrociati, la storia si ripete. L’asse Berlino-Parigi, come si annuncia, è decisivo ieri come oggi per i destini italiani. I maggiori sponsor di un anno fa nel determinare l’uscita di scena di Berlusconi e l’avvicendamento di Monti si confermano decisivi anche oggi e domani nel sostegno al premier e nel determinare le sorti dell’Italia e dell’eurozona.
Intanto ieri sono stati raccolti gli sos della Spagna e di Cipro. I ministri delle Finanze dell’eurozona riuniti in teleconferenza hanno accolto la richiesta di assistenza finanziaria che Spagna e Cipro hanno rivolto all’Ue due giorni fa, ha annunciato in una nota l’Eurogruppo. Per quanto riguarda la Spagna, i ministri ritengono che l’assistenza per la ricapitalizzazione delle banche, per la quale sarà presto definita la prevista politica di condizionalità collegata alla riforma del sistema finanziario, sia necessaria «per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’area euro». Gli aiuti, si legge nella nota diffusa a Bruxelles, «potranno essere forniti dall’Efsf fino a quando non sarà disponibile l’Esm» e, una volta entrato in vigore, all’Esm. Quanto a Cipro, sottolineate «le sfide che sta affrontando, in particolare a causa delle tensioni nel settore bancario e degli squilibri macroeconomici», l’Eurogruppo «ha accolto con favore la richiesta di assistenza finanziaria», che Cipro ha rivolto anche all’Fmi, condizionata ad un programma di aggiustamento che dovrà essere basato «su misure ambiziose per assicurare la stabilità del settore finanziario». L’attesa del vertice ha fatto rimbalzare ancora Piazza Affari dopo l’ok alla richiesta di assistenza finanziaria di Spagna e Cipro. Milano ha chiuso con un progresso di 2,58%. Alto ancora lo spread tra il Btp e il Bund tedesco a quota 460,8.