Le effimere alleanze europee di Mr Mario

Monti è già nei libri di storia come l’uomo che la Merkel volle imporre all’Italia, con la collaborazione del nostro Capo dello Stato, al posto di Silvio Berlusconi. Per i primi tre mesi del suo governo, l’imprimatur della Merkel sull’operazione è stato considerato dalla stampa anti-cav un titolo di merito e garanzia di affidabilità. Daltronde la stessa stampa anglolassone, in particolare quella legata ai gruppi finanziari, sottolineava come tratto meritevole di SuperMario il suo essere “il meno italiano tra gli italiani”. Egli era infatti algido, grigio e tecnico come un burocrate del nord Europa. Ma la luna di miele è presto tramontata. Sparito il comprimario della Merkel dalla cabina di comando francese, l’asse di potere che dominava l’Europa si è momentaneamente indebolito e le dinamiche interne ai partiti continentali hanno messo in discussione la complicità tra le due nazioni: le sinistre di tutti i Paesi partner sostenevano Hollande e ora vogliono che anche in Germania il governo passi nelle mani dei socialisti archiviando la Merkel, che adesso tutti accusano di essere un Kaiser al femminile. Così anche Monti, scendendo un po’ più a Sud, ha cominciato a dichiarare che in realtà il suo preferito era Hollande, perché con lui condivideva la politica dello sviluppo contro la politica teutonica del Rigore. Ma non sempre le condizioni oggettive della politica e dell’economia consentono di sceglierci i partner che preferiamo. Hollande, dopo un iniziale flirt, si è fatto gli affari suoi, sottraendosi alla proposta di un fronte comune anti-tedesco. Alla fine Monti, sul tavolo europeo, ha trovato un solo alleato: la Spagna latina, meditteranea, cattolica e conservatrice. Quando si dice “moglie e buoi…”.