Imu, tutto esaurito per il “paga Italia”

Code alle banche, file chilometriche alle poste, Caf affollati, persone in attesa negli uffici, a volte anche per ore intere. Cifre e immagini alla mano, la giornata di ieri si può definire a tutti gli effetti il “lunedì nero” dell’Imu, l’imposta più odiata dagli italiani. L’Italia “che paga” s’è messa in fila, a pochi giorni dalla scadenza, con rabbia e confusione. Gli utenti – spiegano dai Centri di assistenza fiscale – hanno ancora molti dubbi riguardo alle modalità di pagamento e alle cifre da erogare. Da qui la confusione agli sportelli, alimentata anche dalla mancata proroga dei termini per la prima rata, fissati per il 16 giugno, che cadendo di sabato, sposta in realtà il limite a lunedì 18. In alcuni casi perfino pagare si rivela complicato, perché alcune banche continuano a respingere i modelli F24 privi dei codici delle rate. Problemi anche alle Poste, che hanno ha diramato una circolare per permettere ai contribuenti di iniziare il processo di compilazione dell’F24 sul sito online delle Poste, senza bisogno di essere un utente autenticato. Una volta compilato il modello, l’utente salva la pratica e la stampa (in tre copie), così all’ufficio postale dovrà pagare soltanto l’importo dovuto, perché grazie alla presenza di un codice a barre sul modello stampato, l’impiegato allo sportello non dovrà inserire manualmente i dati al computer. Con un risparmio di 7/8 minuti a persona.
I disagi dei consumatori
Nel dare notizia dei disagi nell’effettuazione dei pagamenti, il Codacons torna alla carica sulla illegittimità dell’imposta: «Viola la Costituzione italiana nell’articolo 47, che prevede l’accesso del risparmio popolare», attacca l’associazione dei consumatori, che contro l’imposta municipale unica ha notificato la settimana scorsa ricorso al Tar del Lazio. «Ravvediamo – spiega l’associazione – una palese violazione dell’articolo 47 della Costituzione, laddove prevede che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del paese”». Secondo il Codacons, infatti, «l’imposta non solo costituisce un deterrente per l’accesso al risparmio popolare ma lo impedisce del tutto per coloro che sono proprietari di beni immobili».
L’ammutinamento della Lega
Sul fronte politico è la Lega ad agitare la protesta contro il pagamento dell’imposta. Anche chi tutti i giorni attacca la misura di Monti, come l’Italia dei Valori di Di Pietro, non si spinge al punto di invitare al boicottaggio, come fa il Carroccio, ma propone un referendum abrogativo. Ieri, «per protesta contro l’Imu introdotta dal governo Monti», la Lega ha bruciato simbolicamente i modelli F24 davanti al commissariato del governo per la provincia di Trento. Ma altre iniziative simili si sono svolte in tutto il nord Italia.
Il gelo del Pdl con il Carroccio
«L’elettore moderato che raccolga con un colpo d’occhio il panorama del centrodestra, come era e come potrebbe essere, non deve dormire sonno tranquilli. Dai gruppi che annunciano roghi dei modelli F24, alle iniziative referendarie per denunciare i trattati europei o per pagare con un anno di ritardo l’Imu: le onde del populismo si ingrossano col passare dei giorni e dal Pdl, forza di governo e dunque responsabile, non sono finora venute iniziative di contenimento di questi fenomeni che rischiano di travolgere tutto e tutti, ma soprattutto la nostra credibilità interna e internazionale». L’accusa, pesante, è di Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl. «Dobbiamo subito spezzare questo vero e proprio accerchiamento, dobbiamo farlo per rispetto della nostra storia e per salvaguardare il diritto degli italiani moderati, liberali e riformisti a vedersi rappresentati in Parlamento da una forza seria e responsabile. Chi pensa di interpretare i sentimenti e gli interessi del Paese parlando ogni giorno con la bocca schiumante di rabbia può farlo, ma non certo a nome del PdL», conclude.
Il tesoretto dell’Imu
Le imposte maggiormente produttrici di gettito per i Comuni sono l’Ici, la Tarsu e l’addizionale Irpef: è quanto si evidenzia dal “Rapporto Svimez 2011” sulla finanza dei Comuni secondo il quale, nonostante l’Ici sia stato escluso sulle prime case, ha costituito la colonna portante del sistema tributario comunale fino al 2010. Il suo peso sul totale delle entrate tributarie, tra il 2007 e il 2010, è stato mediamente pari al 51,7% mentre quello dell’addizionale Irpef e della Tarsu su è attestato su valori pari al 13,2 e al 20,3%. Il Rapporto analizza anche l’andamento delle spese per il personale dei Comuni: tra il 1991 e il 2010 queste spese a livello nazionale si riducono in media dell’1,7% all’anno; nel Mezzogiorno la riduzione è pari al 2,3%. Così se all’inizio del periodo considerato il valore pro capite della spesa per il personale nei Comuni meridionali era sostanzialmente allineato a quello medio dell’Italia, al 2010 il primo risulta notevolmente inferiore al secondo: la spesa per il personale si è infatti ridotta nel Mezzogiorno del 35,4, laddove al nord si è verificata una riduzione del 26,3% e al centro del 23,6%. Secondo la Svimez, inoltre, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa ha accresciuto «in modo grave» i divari tra i Comuni del Nord e del Sud d’Italia. «Se il tributo fosse stato mantenuto, la pesante e distruttiva manovra stabilita a carico dei Comuni per il prossimo anno e per quelli successivi non sarebbe stata necessaria».