In libertà ma dentro l’ambasciata?

Se l’Alta Corte di Kochi dovesse accettare la richiesta di libertà dietro cauzione, i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone potrebbero risiedere nell’ambasciata d’Italia a New Delhi. Lo ha scritto ieri il quotidiano “The Times of India". Dando conto nella sua edizione di Kochi della discussione svoltasi martedì scorso in una udienza fra il giudice N.K. Balakrishnan e l’avvocato difensore M.R. Rajendran Nair, è emerso che i marò sarebbero disposti a cooperare con il processo in corso, ferma restando la volontà del governo italiano di sostenere l’incostituzionalità dello stesso presso la Corte Suprema. L’avvocato dei marò – aggiunge il giornale – avrebbe comunicato, nella petizione di richiesta di libertà dietro cauzione, che Latorre e Girone «sarebbero pronti a fornire garanzie e a consegnare i loro passaporti per assicurare la loro disponibilità ad essere presenti di fronte all’Alta Corte o al tribunale processuale». Il quotidiano scrive poi che, «quando la Corte ha chiesto come sarebbe possibile per i marò restare in India senza visto, l’avvocato difensore ha replicato che potrebbero risiedere nell’ambasciata italiana a New Delhi». A seguito di questa proposta di compromesso – conclude “The Times of India" – la Corte ha disposto che venga interpellato il governo centrale indiano affinché dia il suo parere sulla ammissibilità che i marò possano stare nell’ambasciata d’Italia nel caso della concessione della libertà dietro cauzione. La prossima udienza è stata fissata dal giudice per domani. Intanto il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha definito «inaccettabile» la situazione dei marò. E lo ha fatto in un incontro con il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon, nel Palazzo di Vetro a New York. Un caso – ha affermato – che «mina» l’impegno comune per la tutela della sicurezza nelle operazioni internazionali anti-pirateria.