Ajmone Finestra, una vita per Littoria

Ha resistito un’ora dopo il 25 aprile. È spirato, a novantuno anni, nella notte, appena sorto il 26. Ajmone Finestra, ex sindaco di Latina per due mandati ed ex senatore della Repubblica, non poteva che dare quest’ulteriore schiaffo al destino. Quello che, nella sua vita che è stata una vera e propria avventura, ha beffato più volte. Come nel ’46, quando l’allora pm Oscar Luigi Scalfaro lo aveva condannato a morte, lui, che aveva comandato un reparto di cetnici serbi e poi nella Rsi il battaglione Venezia Giulia. Davanti al pluridecorato Finestra, il “buon cattolico” Scalfaro non aveva dubbi: doveva essere fucilato. Non finì così solo perché, proprio all’ultimo, il magistrato fu sostituito.
Latina in lutto
Da circa un mese l’ex sindaco Finestra – che è stato anche presidente dell’Unione nazionale combattenti Rsi – era ricoverato in ospedale e negli ultimi giorni le sue condizioni si erano progressivamente aggravate, fino alla morte avvenuta all’ospedale Santa Maria Goretti della sua Latina. Proprio il sindaco della città, Giovanni Di Giorgi, ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino e l’allestimento di una camera ardente pubblica. «La sua attività – ha ricordato Di Giorgi, che fu “scoperto” proprio da Finestra – sempre connotata da rigore morale e profinda onestà, ne ha fatto apprezzare la vocazione di uomo delle istituzioni che egli servì da sindaco di Latina, da parlamentare, da consigliere regionale, provinciale e comunale, portando sempre un’impronta innovativa e uno spirito autenticamente riformista con quell’anima da combattente che sempre lo ha contraddistinto».
Un’avventura
Una vita piena quella di Finestra. Figlio di un dirigente dell’Opera nazionale combattenti, durante il fascismo fu volontario di guerra, ufficiale dei bersaglieri e combattè sul fronte balcanico e su quello italiano. Poi l’esperienza nella Repubblica sociale come comandante dei battaglioni “M”. Finita la guerra, si presentò spontanamente al comando slavo per salvare i suoi compatrioti. Poi fu preso e giudicato a Novara, dove fu processato. Allora il Pubblico Ministero era Scalfaro, che durante il processo disse che, pur essendo contrario alla pena di morte, doveva fare il suo dovere e chiederla. «Poi – raccontava Finestra – grazie alla sostituzione di Scalfaro non fu suo dovere». E se verso lo stesso Scalfaro Finestra non manifestò in seguito nessun particolare livore, stessa cosa fece davanti agli avversari politici, che da parte loro non hanno mai smesso di riportare le lancette del tempo indietro, ai quali replicava così: «Nel cercare di sminuire la mia figura di combattente – ricordava – non avevano previsto che di fronte alla richiesta della condanna a morte, la pubblica accusa mi aveva riconosciuto le attenuanti grazie ai miei atti di valore pluridecorati e al mio comportamento da soldato leale e coraggioso anche con gli avversari». Per questo la condanna a morte, venne commutata in pena, e la seguente l’amnistia lo liberò.
Tutto per Latina
Ma la vita di Finestra non si ferma certo con la fine del fascismo. Tutt’altro. Arrivato da Todi a Littoria nel 1934, dopo la fine della guerra il suo impegno politico fu dedicato tutto, in piena continuità, al Msi: non a caso i coloni di Latina – nonostante la carriera politica – hanno continuato fino all’ultimo a chiamarlo “Federale”. Il momento più entusiasmante per Finestra arriva nel 1993, quando si candida a sindaco col Msi che quell’anno registra più del 58% dei consensi. Con questo risultato Finestra riuscì a scardinare quasi cinquant’anni di egemonia Dc, facendo di Latina, ex-Littoria, il primo grande comune d’Italia ad avere un sindaco di destra: un avvenimento clamoroso che è stato registrato in tutta Europa ed è arrivato anche in America. Per la città lanciò alcuni grandi progetti, come quello dell’università, poi realizzato dal successore Vincenzo Zaccheo, dell’intermodale di Latina scalo e dei salotti della città. Finestra fu anche riconfermato sindaco nel 1997 tanto che, anche da sinistra, dovettero riconoscere come era difficile vincere con uno come lui: «La sinistra qui è troppo snob. E lui, il sindaco, è uno che non ruba», parola di Antonio Pennacchi, scrittore pontino e autore di Canale Mussolini. E non è a caso, poi, se il “federale” missino di Littoria sarà uno dei protagonisti di alcuni dei romanzi dello stesso scrittore Premio Strega…
Quella volta alla Camera…
Ieri, l’aula del Senato ha omaggiato la figura di Finestra con un lungo applauso. «È stato un combattente – ha affermato il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri nel suo ricorso in Aula – un protagonista della destra italiana» e in un momento in cui della «politica si dicono tante cose negative» la figura di Finestra «è un riferimento di moralità e onestà». Domenico Gramazio, senatore del Pdl e amico del “sindaco”, lo ha ricordato infine citando un siparietto emblematico con uno dei protagonisti della Resistenza: «Da delegato regionale per l’elezione del presidente della Repubblica si trovava alla Camera, nel corridoio dei “passi perduti”, quando incrociò Sandro Pertini. Lo guardò un attimo, gli andò incontro. Pertini era molto sulle sue. “Mi riconosce?” disse. E Pertini, freddo, gli chiese: “Ma almeno lei è nel Msi?”. E lui rispose: “Sì, sono sempre dalla stessa parte”».