Lo schiaffo di Marchionne ha rotto il tabù-contratti

Uno schiaffo in pieno viso alla Marcegaglia e – di rimando – uno schiaffo pure alla leader della Cgil. L’addio di Marchionne alla Confindustria ha fatto già due “vittime” illustri, le due pasionarie che sembravano aver conquistato il palcoscenico grazie al patto del diavolo, quello per cui Marx e il Capitale si sarebbero ritrovati sulla stessa sponda, in nome della lotta a Berlusconi.  Riferiscono le cronache che Susanna Camusso sia letteralmente imbufalita. L’uscita del Lingotto da Confindustria, infatti, qualche problema lo pone, in primo luogo agli industriali ma, a cascata, anche alle organizzazioni sindacali, finora abituate a sedersi a un tavolo nazionale e qui concordare le regole da far valere erga omnes. Adesso Marchionne mette in discussione questo modello e sembra attrezzarsi al negoziato per proprio conto. Cosa succederà? Semplicemente che quel contratto del settore auto, rivendicato a gran voce dall’azienda torinese e a un certo punto fatto uscire dalla porta della contrattazione, rientri dalla finestra.

Leggi l’articolo in versione integrale sul Secolo d’Italia del 5 ottobre